Noi diamo per scontato che i nostri pensieri siano volontari. Ebbene, molte delle nostre riflessioni non provengono da noi ma da fattori esterni.
![[feature] La casa in fiamme](https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiK6pDNonlt8VA32R9jgro0TpDcw6GcvtcEqrpfLhqo0JVPuzbIDAjLZSoyyZdgsxGWO53z_HjemsxuhVUQqTJAIlOyioUQd09Aj8yEhBOxPDLy90f8oxx9zx1MEDYaU5d55LBasfPG6b9lc1XofP8HewtYd-cAIX6WZcOdd85DhCvZE69FG1TTHpkC8H0/s715/incendio.jpg)
Credo che siamo tutti d'accordo se affermo che uno degli avvenimenti più importanti nell'evoluzione umana è la nostra capacità di pensare. È stato stimato che il nostro cervello generi in media circa 65.000 pensieri al giorno. In pratica, la nostra mente agisce come qualsiasi altro organo del nostro corpo, generando idee, concetti, giudizi, opinioni, considerazioni, riflessioni, ecc., semplicemente perché è vivo. Insomma, che ci piaccia oppure no, spegnere la mente e smettere di pensare non è una scelta possibile.
Normalmente, ci identifichiamo e ci lasciamo trasportare da tutto ciò che appare nella nostra mente. Diamo per scontato di essere ciò che pensiamo, che quei pensieri siano intenzionali. Ma è proprio così? È ovvio che pensiamo, ma cosa succede quando un evento esterno muta i nostri pensieri? In questo caso non siamo noi a decidere volontariamente di pensare a qualcosa, ma il pensiero semplicemente sopraggiunge, come in questa bizzarra storia che segue, dal titolo, La casa in fiamme.
Un uomo esce di casa per recarsi al lavoro e quando torna scopre che la sua casa è avvolta dalle fiamme. Era una delle case più belle del paese, e l'uomo era molto attaccato a quelle mura. Qualche tempo addietro, l'agenzia immobiliare del posto si era offerta di comprarla per il doppio del suo valore, ma lui non aveva mai accettato nessun prezzo, e ora la casa stava bruciando davanti ai suoi occhi.
Centinaia di persone erano accorse per spegnere l'incendio, ma nessuno poteva fare nulla, le fiamme si erano diffuse così tanto che anche se fossero riusciti a spegnerle, non si sarebbe salvato nulla. Quindi, l'uomo era molto triste.
Improvvisamente, suo figlio arrivò di corsa e gli sussurrò qualcosa all'orecchio: "Non preoccuparti, papà . La casa l'ho venduta ieri a un prezzo molto buono, tre volte più alto. L'offerta era così allettante che non vedevo l'ora di dirtelo."
"Meno male!" Esclamò il padre, pensando: "Grazie a Dio, la casa non è più nostra". Fu un tutt'uno. A quella notizia, l'uomo si rilassò e finì di essere persona coinvolta per diventare un semplice osservatore, proprio come chiunque altro delle centinaia di persone presenti in quel momento.
Insomma, era la stessa casa, lo stesso incendio. Tutto era uguale, ma in quel preciso istante lui aveva smesso di essere triste. Anzi, cominciava a ridere e scherzare proprio come tutti gli altri tra il pubblico.
Mentre accadeva tutto questo, arrivò trafelato il secondo figlio, e disse: "Papà cosa stai facendo? Ridi mentre la casa è in fiamme?" Il padre rispose: "Non lo sai? Ieri tuo fratello l'ha venduta". Il figlio rispose: "Abbiamo preso solo un anticipo, non ci hanno pagato l'intero importo. Non credo che quelli dell'agenzia la vorranno più adesso."
Ecco, di nuovo tutto era cambiato. Le lacrime, prima scomparse, erano tornate negli occhi del padre; il suo sorriso si era dissolto e il suo cuore aveva ricominciato a battere forte. Era di nuovo triste.
Infine, arrivò il terzo figlio, e disse: "Quelli dell'agenzia sono uomini di parola. Hanno detto che non gli importa che la casa stia bruciando e che pagheranno comunque il prezzo concordato."
La gioia era tornata sul viso dell'uomo. Da persona che aveva interesse per quella casa che bruciava, era passato di nuovo a un semplice osservatore.
In realtà , nulla era cambiato. Le fiamme continuavano a distruggere la casa, ma la sensazione di non essere più il proprietario aveva fatto la differenza nella mente dell'uomo.