Morale della favola: Non dobbiamo invocare affrettatamente gli dèi per questioni banali e innocue, ma solo quando c'è una comprovata necessità.
La pulce e l'atleta
Esopo
Spesso, quando ci troviamo in un momento difficile della nostra vita, ci sentiamo sopraffatti e isolati. In quel momento il peso della pressione psicologica può essere incredibilmente pesante, quindi, siamo spinti a cercare supporto e a chiedere aiuto. Qualcuno potrebbe esitare a chiedere aiuto, credendo che sia un segno di debolezza o un'ammissione di fallimento, la verità è che cercare un appoggio può essere un passo fondamentale per superare un momento difficile.In questa classica favola di Esopo, dal titolo "La pulce e l'atleta", impariamo a conoscere l'importanza di un approccio sensato alla richiesta di aiuto. Il celebre favolista greco ci racconta di una esigua pulce che sfugge a un robusto atleta, diventando il simbolo di come un insignificante problema può distrarci da compiti davvero importanti. Il tono è giocoso e beffardo, e ci insegna che ci dovremmo rivolgere ai grandi poteri solo in situazioni veramente preoccupanti.
Un giorno una pulce saltò sulla gamba di un atleta e lo morse mentre questi si stava preparando per un'importante gara di corsa.
Lui si irritò, si chinò e cominciò a unire le unghie dei pollici per schiacciarla, ma lei saltò di nuovo come la natura le aveva concesso di saltare e scampò alla morte.
Nonostante le sue piccole dimensioni, la pulce era riuscita a saltare incredibilmente lontano, più di quanto lo stesso ginnasta potesse saltare. Fu un balzo straordinario per un essere così piccolo.
Vedendo ciò, preso dalla stizza, l'atleta emise un gemito, e disse: "Oh, Eracle. Se non sei riuscito a salvarmi da una minuscola pulce, come mi aiuterai a sconfiggere i miei potenti avversari?"