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La fiaba di Tremotino (Rumpelstiltskin) - Fratelli Grimm

Morale della favola: Bisogna sapere quando tenere la bocca chiusa ed evitare di vantare qualità e attributi impossibili da dimostrare.

La fiaba di Tremotino (Rumpelstiltskin) - Fratelli Grimm

La fiaba di Tremotino (Rumpelstiltskin)

Fratelli Grimm

Tremotino, il cui nome originale è "Rumpelstiltskin", è una fiaba tedesca scritta dai Fratelli Grimm. La storia viene raccontata anche in altri paesi con nomi diversi, e comincia così:

C'era una volta un mugnaio molto povero, che aveva una bellissima figlia. Accadde che un giorno l'uomo si trovò faccia a faccia con il re e per apparire una persona importante, affermò: "Ho una figlia che riesce a trasformare la paglia in oro." Il re disse al mugnaio: "È un'arte che m'interessa. Se tua figlia è così brava come dici, domani conducila al mio palazzo, la metterò alla prova." Il giorno dopo la ragazza fu portata alla reggia. Il re la condusse in una stanza piena di paglia e le disse: "Mettiti subito al lavoro, se per domani mattina non avrai trasformato questa paglia in oro, morirai". Poi chiuse la stanza, e la lasciò sola.

La povera ragazza non sapeva cosa fare, poiché non aveva idea di come si trasformasse la paglia in oro. Era così sconvolta, che alla fine iniziò a piangere. Improvvisamente, dal pavimento si aprì una botola e un piccolo gnomo si affacciò, dicendo: "Buona sera, mia bella mugnaia, perché piangi così tanto?" "Oh, mio caro - rispose lei - devo tramutare questa paglia in oro, e non so proprio come fare." L'elfo le propose: "Che cosa mi dai se faccio il lavoro per te?" "Ti do la mia collana", disse la ragazza.


Il piccolo ometto prese la collana e si mise al lavoro. L'indomani mattina, tutti i fili di paglia erano stati trasformati in oro. Non appena si alzò il sole, arrivò il re e quando vide l'oro, rimase meravigliato e felice, il suo cuore, però, divenne ancora più avido. Prese la figlia del mugnaio e la portò in un'altra stanza più grande, la fece riempire di fieno, e le ordinò: "Trasforma questa paglia in oro durante notte, se ti è cara la vita!"

La giovanetta non sapeva cosa fare e ricominciò a piangere. A un certo punto la porta si aprì e apparve di nuovo il folletto, che le disse: "Cosa mi dai se tramuto in oro la paglia per te?" "L'anello al mio dito", rispose lei. Il piccoletto si prese l'anello e cominciò il suo lavoro. Al mattino seguente, tutta la paglia era stata trasformata in oro luccicante. Il re era alle stelle dalla gioia, ma, ancora non era sazio d'oro, allora, portò la figlia del mugnaio in un'altra stanza ancora più grande e piena di paglia, e le disse: "Questa notte devi trasformare questa paglia in oro per me, se lo farai, diventerai mia moglie." Nonostante fosse la figlia di un mugnaio, il re pensò che in tutto il mondo non avrebbe trovato una consorte che lo avrebbe reso più ricco di quella fanciulla.

Quando la ragazza fu sola, lo gnomo tornò per la terza volta e le disse: "Che cosa mi darai se anche questa volta faccio diventare la paglia in oro?" "Non ho più niente da darti", rispose lei. "Allora promettimi che quando sarai regina, mi darai il tuo primo figlio." "Chi sa come andranno le cose?" pensò la donna e, poiché non aveva idea di cos'altro avrebbe potuto fare, promise all'omino ciò che lui desiderava, in cambio lui le trasformò di nuovo la paglia in oro. Quando il re venne al mattino e trovò tutto come aveva chiesto, celebrò il suo matrimonio con lei, e la bella figlia del mugnaio divenne regina.

Passò un anno, la regina ebbe un bellissimo bambino, ormai non pensava più a quella promessa. Poi, improvvisamente, il folletto entrò nella sua stanza e le disse: "Adesso mi devi dare ciò che hai promesso." La regina ebbe molta paura. Offrì all'omino tutte le ricchezze del regno in cambio di suo figlio. Ma quello disse di no: "Preferisco avere una creatura vivente anziché tutto il tesoro del mondo." Allora la regina cominciò a piangere. Tanto era il suo dolore, che alla fine il nano malefico ebbe pietà di lei. "Ti darò tre giorni - le disse - se indovinerai qual è il mio nome, potrai tenerti il bambino."

Quella notte la regina cercò di ricordare tutti i nomi che avesse mai udito. Inviò dei messaggeri in lungo e in largo sulla terra per rintracciare quali altri nomi ci potessero essere. Il giorno dopo, quando arrivò lo gnomo, lei cominciò con: Gaspare, Melchiorre, Baldassarre ... Uno dopo l'altro elencò tutti i nomi che conosceva, ma, a ciascuno, lui rispondeva: "Non è questo il nome col quale la gente mi chiama." Il secondo giorno la regina si informò con i vicini regnanti per scoprire quali altri nomi fossero chiamati in quei luoghi. Declamò i nomi più strani e particolari, a partire da Amilcare, Asdrubale, fino a Zenobio, ma, ogni volta, lui rispondeva: "No, non sono io".


Il terzo giorno, uno dei messaggeri tornò e le disse che non era riuscito a trovare nuovi nomi, però, mentre si trovava su una montagna circondata dalla foresta, aveva visto un'abitazione piccola piccola. Davanti a quella casetta c'era un fuoco acceso, vicino al fuoco c'era uno gnomo che saltellava intorno alla fiamma e cantava così:

"Oggi faccio da mangiare,
domani preparerò da bere,
dopodomani andrò a prendermi il figlio della regina;
nessuno lo sa, ma questo è il suo destino, il mio nome è Tremotino."

Potete ben immaginare quanto fosse felice la regina quando sentì questo nome, e, quando più tardi arrivò il folletto, che le chiese come si chiamasse, lei rispose: "È forse Tremotino il tuo nome?"

"Te lo ha detto il diavolo, te lo ha detto il diavolo!" strillò lo gnomo, e nella sua collera colpì così forte la terra con il piede destro, che sprofondò nel suolo fino alla vita, poi afferrato l'altro piede con entrambe le mani, preso dalla rabbia si strappò in due e morì.

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2.3: La fiaba di Tremotino (Rumpelstiltskin) - Fratelli Grimm
La fiaba di Tremotino (Rumpelstiltskin) - Fratelli Grimm
Morale della favola: Bisogna sapere quando tenere la bocca chiusa ed evitare di vantare qualità e attributi impossibili da dimostrare.
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