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Questa è la storia della figlia di un mastro d'ascia

Questa è una storia inventata. Ogni riferimento reale a fatti e persone è da considerarsi una pura combinazione.

Questa è la storia della figlia di un mastro d'ascia C'era una volta la figlia di un mastro d'ascia (falegname) che era tanto triste. Il padre non ne poteva più di vederla soffrire e la chiuse dentro un monastero.

Questa qui, però, ora faceva un pasticcio e ora ne combinava un altro, e metteva a soqquadro tutto il convento.

Nella sua cameretta c'era una piccola finestra che si affacciava su un giardino. Da lontano, tutte le sere, si vedeva il riverbero di un lume acceso. Ogni volta lei ripeteva a sé stessa: "Una di queste sere andrò a vedere che cos'è quella luce."

Come difatti, una sera si fece calare giù con una fune da una monaca. Appena toccò piede nel giardino, si incamminò verso quel bagliore. Arrivò a un grosso fabbricato. Si trattava del palazzo di un brigante.


Lei cominciò ad entrare nella casa e intanto gridava: "Buonasera, buonasera, chi è che ha acceso la candela?" Ma nessuno le rispondeva, perché non c'era nessuno.

Entrò dentro e trovò una tavola con sopra 12 piatti, 12 forchette, 12 coltelli ... insomma, era apparecchiata per dodici persone. Si addentrò all'interno e trovò dodici letti. A un certo punto si sedette e cominciò a mangiare scegliendo ciò che più le piaceva. Poi, raccolse tutto quel ben di Dio, lo mise in un cesto e se ne andò. Arrivata al convento si fece tirare su con la corda.

Più tardi tornarono i briganti e non trovarono nulla da mangiare. Uno di essi disse a un altro: "Stamattina non hai cucinano? Qui non c'è niente in tavola!" Rispose quello: "Ma come, io ho preparato un sacco di cose buone e qui non abbiamo trovato niente? Disse il capo dei briganti: "Questa non è cosa buona. Domani sera uno di noi rimarrà in casa a fare la guardia!"

Quando fu la sera appresso, la giovanetta si fece calare un'altra volta in giardino, tornò in quella casa e, entrando, cominciò a dire: "Buonasera, buonasera, chi è che ha acceso la candela?"

Il brigante di guardia si era addormentato. Lei si sedette a tavola e mangiò tutto quello che poté, poi, raccolse il cibo che era rimasto e se ne andò un'altra volta.

Quando ritornarono i briganti e trovarono quello lì che stava dormendo, gli chiesero: "Ma tu cosa hai fatto? Ti sei addormentato?" "Vattene via!" Strillò il capo brigante: "Questa non è cosa buona. Domani sera ci rimango io di guardia. Voglio proprio vedere com'è questo fatto!"

L'indomani sera, puntualmente, la ragazza andò per la terza volta. Entrando cominciò a dire: "Buonasera, buonasera, chi è che ha acceso la candela?" Disse il capo brigante: "Ah, ma allora sei tu quella che la sera non ci fa trovare niente?!"

Disse lei: "No! Io venivo a cercarti tutte le sere ma non ti trovavo mai. Tu devi sapere che io vivo al monastero con altre undici monache. Voi siete in dodici, perciò dobbiamo fare uno per una (gli disse che si dovevano sposare e che lei si sarebbe preso il capo brigante).

Disse lui: "E così faremo. Quando è domani sera, tu portale qui tutte e undici."

La ragazza tornò al monastero, radunò le monache e disse: "Voi non sapete niente? Domani sera dobbiamo andare a mangiare fuori." Risposero le religiose: "Ma dove ci vuoi portare? Tu sei pazza, noi non ci vogliamo venire!" "Nossignore" continuò lei: "Voi venite con me e non ve ne incaricate!"

Quando fu sera, dopo aver preparato dodici bottiglie di vino in cui dentro ci aveva messo un forte sonnifero, la ragazza portò le suore all'appuntamento. Puntualmente trovarono i dodici briganti e la tavola apparecchiata. Entrarono, la giovane avanti e le povere sorelle dietro. "Buonasera!" Disse lei, poi, si girò verso le monache e disse: "Adesso, ognuna di voi si deve sedere accanto a ciascuno di loro."


Cominciarono a mangiare, lei, di nascosto raccomandò alle suore che non dovevano bere il vino per nessun motivo. Poi, a voce alta disse: "Prendete pure le bottiglie di vino che abbiamo portato e date da bere a questi signori." Quindi, girandosi verso i briganti, continuò: "Questo è il vino del monastero. Lo abbiamo fatto con le nostre mani apposta per voi." Dissero quelli: "E bevetene un poco pure voi!" "No, no!" Risposero in coro le donne: "Noi lo beviamo tutti i giorni, questo lo abbiamo portato apposta per voi." Così, i briganti bevvero il vino con il sonnifero e si addormentarono.

La ragazza disse alle monache: "Ognuna di voi prenda un coltello e faccia uno sfregio a ciascuno di questi fetenti." Chi tagliò un orecchio, chi il naso, chi la faccia. Infine, presero tutto quello che c'era e se ne andarono. Tornate al monastero, chiamarono un muratore a cui chiesero di chiudere ogni accesso, dicendo: "Altrimenti qui non stiamo più tranquille. Quelli vengono e salgono su."

Quando i briganti si svegliarono, ad ognuno di loro prudeva il viso. Disse uno: "Come sei brutto." "Sei bello tu!" Rispose l'altro. Poi, in coro: "Ma come è successo? Chi è stato? Saranno state le monache. Ci dobbiamo vendicare!"

Fecero passare sette o otto giorni, poi presero un grosso orcio vuoto per l'olio, ci misero dentro dieci briganti, e andarono a bussare al monastero con la scusa di vendere l'olio. Si affacciò la madre badessa: "Cosa volete?" "Stiamo vendendo questo vaso pieno d'olio. Sappiamo che siete in tante. Compratelo, farete una buona spesa." "Va bene" disse la superiora: "Lasciatelo sotto al portone, dopo lo faccio svuotare e domani mattina venite a prendere il vuoto." "Se sarete ancora vive," pensò tra sé il brigante, quindi, lasciò il vaso e se ne andò.

Per caso, le monache si accorsero che dentro l'orcio c'erano nascosti i briganti. "E adesso che cosa facciamo?" Impaurite, le povere suore chiamarono la ragazza: "Tu ci hai messe in questo guaio e adesso tu ce ne devi liberare." "Va bene" disse lei: "Ci penso io." Fece un piccolo foro nel vaso e lo riempì d'acqua fino a quando quelli che c'erano dentro annegarono. Poi chiamò l'uomo che lo aveva portato e gli disse che poteva riprendersi il vuoto.

Quando l'uomo riportò il vaso dal capo brigante, questi si accorse che i suoi sgherri erano tutti morti, si infuriò e disse: "Quella ragazza deve morire per mano mia!" La mattina successiva andò di persona al convento, chiamò la superiora e la supplicò: "Madre badessa, voi mi dovete fare un piacere, io mi voglio sposare con quella figliola che tenete con voi." "Eh, ragazzo mio, tu vuoi passare un guaio!" disse lei." "Voi non vi incaricate!" rispose lui. "In questo caso, dovete andare a chiedere la sua mano al padre. Lui abita nell'ultima casa in fondo alla strada."

Il capo brigante andò dal mastro d'ascia e gli disse: "Voglio sposare la figlia vostra."
-"Figlio mio, voi volete passare l'ultimo guaio della vita vostra. Io sono suo padre, e l'ho dovuta chiudere in un convento. Se quella mi stava ancora davanti, io mi sarei buttato di sotto."
- "Non ve ne incaricate, a questo devo pensare più io che voi."
- "Va bene, acconsento, ma sappiate che sono un povero falegname, per cui la ragazza è senza dote."
- "Io non sono venuto per avere la dote, ma per avere vostra figlia!"

Il capo brigante tornò al monastero, chiamò la badessa e le disse che il padre della ragazza aveva accettato. La superiora lo fece entrare, lo accompagnò nella stanza della ragazza e se ne uscì.

Intanto, la giovanetta, aveva sistemato un pupazzo nel suo letto al posto suo. Quando l'uomo entrò, credendo che fosse lei, disse: "Ah, ti sei messa a letto? Hai fatto bene. Io qui ti volevo! Ti ricordi quando mi hai fatto lo sfregio? Non mi rispondi, vero? Non hai più la lingua?" Preso dall'ira, l'uomo sguainò la spada e la trafisse.

"Ah! Che cosa ho fatto?" Pentito, il capo brigante si era accorto di essersi innamorato della ragazza, ma ormai era troppo tardi. Piangendo, si rivolse la punta della spada contro il suo petto. Si voleva ammazzare.

La ragazza uscì da sotto il letto: "No! Non lo fare. Non ucciderti, io sono viva!"

"Ah, allora aveva ragione tuo padre!" E poi vissero felici e contenti.

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Questa è la storia della figlia di un mastro d'ascia
Questa è una storia inventata. Ogni riferimento reale a fatti e persone è da considerarsi una pura combinazione.
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