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Tutte le eruzioni del Vesuvio dal 79 al 1944

Ci sono circa un migliaio di vulcani del mondo. Alcuni attivi, altri spenti. I più rilevanti sono il Cotopaxi in Ecuador (Sud America); Paricutin in Messico; Nyiragongo nella R. D. del Congo; Unzen, Sakura-jima e Fuji in Giappone; Fourpeaked in Alaska; Eldfell, Eyjafjoll, Grimsvotn e Hekla in Islanda; Etna in Sicilia e il Vesuvio vicino a Napoli, in Italia.

Tutte le eruzioni del Vesuvio dal 79 al 1944 Un vulcano è una montagna che butta fuori il fuoco, fumo e una sostanza magmatica fusa che si chiama lava. Il posto da cui esce il fuoco e l'emissione di fumo è chiamato cratere, o bocca. In alcuni casi, il cratere ha una larghezza che può superare i due chilometri. Nuvole di cenere, pietre, e spesso delle enormi rocce incandescenti, vengono espulse da questa apertura. La lava si riversa lungo i fianchi della montagna e talvolta scendendo, arriva a coprire interi villaggi e città.

L'immagine qui sotto rappresenta il cratere principale del Vesuvio. La gente può camminare lungo il bordo di questo cratere e guardare giù nella bocca in perfetta sicurezza, almeno fino a quando non si metterà ad eruttare di nuovo il fuoco.


Quasi duemila anni fa, esattamente nell'Estate del 79 dC, alcuni grandi centri abitati, come Pompei, Ercolano, Oplonti (Torre Annunziata) e Castellammare di Stabia, furono completamente distrutti da una disastrosa eruzione del Vesuvio. Queste città vennero ricoperte prima da alcuni strati di lava formata da lapilli e pomice, poi, da coltri di ceneri, al punto che la loro ubicazione sul territorio rimase sconosciuta da allora fino ad alcune centinaia di anni fa.

La Soprintendenza di Napoli ha iniziato gli scavi che hanno permesso di portare alla luce molte cose curiose. Intere strade sono state scoperte. In alcuni luoghi aperti, come terme e cortili, sono stati trovati i resti di esseri umani con addosso ricchi ornamenti. È probabile che una parte degli abitanti abbiano avuto il tempo di salvarsi con la fuga. Ma dai calchi ottenuti immettendo gesso fuso nei vuoti dei corpi in decomposizione nella cenere indurita, si è scoperto che molti di essi sono stati travolti mentre cercavano di scappare.


Dal 79 in poi si sono susseguite molte altre gravi eruzioni vulcaniche del Vesuvio.

Nel 203, per dieci lunghi giorni il Vesuvio eruttò dalla sua bocca un'eccezionale quantità di fuoco. I suoi rimbombi furono uditi da territori molto distanti. Poi, così come si era svegliato, si riaddormentò per altri due lunghi secoli.

Nel 472, dopo molti eventi premonitori durati circa un anno, il Vesuvio scagliò lontano così tanta cenere da coprire - si dice - l'intero continente europeo. Cavalcando il vento, la cenere arrivò fino in Libia.

Nel 512 ci fu un'altra eruzione del Vesuvio, di tipo "pliniana" in quanto molto simile a quella precedente del 79 in cui perì Plinio il Vecchio. Seguirono emissioni di materiali piroclastici costituiti da lapilli, pomici e ceneri infuocate che arrivarono fino a una decina di chilometri di distanza. Imponenti lave di magma scesero dal monte di Somma.

Nel 685, durante il regno dell'imperatore bizantino Costantino IV, avvenne una quinta eruzione del Vesuvio di cui però non si hanno notizie precise se non che furono uditi forti boati, come riportano più avanti alcuni scritti di storici quali Platina, Sabellico e Sigonio, appartenenti ai secoli quindicesimo e sedicesimo.

Nel 787 si ebbe una colata di lava che per la prima volta nella storia delle eruzioni vesuviane arrivò fino al mare.

Nel 968 una tremenda esplosione e la fuoriuscita di fuochi sulfurei dalla bocca del Vesuvio vennero menzionati da un monaco greco di stanza nell'Abbazia di Montecassino.

Nel 993 c'è stata un'altra eruzione che nonostante non sia considerata tra le più catastrofiche, ha danneggiato i paesi vesuviani con la fuoriuscita di nubi di ceneri. Ci fu un periodo di isterismo collettivo, poiché avvicinandosi l'anno 1000, la gente di allora vedeva il fenomeno come l'approssimarsi della fine del mondo.

Nel 1036, per sei giorni, dalla vetta del Vesuvio scese a valle la lava incandescente. Erroneamente, qualche storico pone questa eruzione come la prima in cui sia uscito del magma dal cratere, in realtà questo evento si era già avuto nel 512.

Nel 1049 viene menzionata una nuova eruzione descritta dal vescovo Leone Marsicano. Alcuni storici confermano, altri smentiscono.

Nel 1138 e nel 1139, lo storico Falcone Beneventano descrive due lunghe eruzioni con incendi durati oltre un mese ciascuno.

Nel 1631, dopo cinque secoli trascorsi senza una rilevante attività vulcanica si ha una devastante eruzione di cui parleranno moltissimi storici dell'epoca. La terra tremò. Dal cratere fuoriuscirono tonnellate di materiale infuocato. Dopo l'eruzione, un violento nubifragio si abbatté sulla zona. Fu una vera carneficina dato che nel frattempo le campagne intorno al Vesuvio si erano di nuovo popolate densamente.

Nel 1660, silenziosamente, dai crateri già aperti precedentemente si alzarono alte nubi di fumo misto a cenere. L'assenza di magma fece gridare la gente del posto al miracolo.

Dal 1682 al 1685 si verificarono diversi episodi di terremoti seguiti da roboanti fragori. Inizialmente c'era stato qualche accenno di eruzione poi rientrato. Successivamente si verificarono sporadiche eruzioni di tipo esplosivo ma di scarsa potenza, per cui non si registrarono grossi danni a cose e persone.

Nel 1694 ricomparve la lava in concomitanza al lancio costante ma tenue di lapilli e ceneri. Dato lo scarso pericolo, la gente accorse a vedere da tutta Italia. Cominciarono ad arrivare sul Vesuvio i primi turisti.

Nel 1697, il 19 settembre, mentre si festeggiava San Gennaro, il santo patrono di Napoli, alcune scosse di terremoto sconquassarono l'area vesuviana. Diverse lingue di fuoco illuminarono la lava che cominciava a scendere verso la zona di Resina, fortunosamente fermandosi prima di arrivare nelle aree abitate.

Dal 1701 al 1704, alternate esplosioni si udirono da molto lontano seguite dal lancio di massi infuocati e da cenere. Ogni volta le eruzioni duravano pochissimi giorni.

Dal 1712 al 1717, per cinque anni il vulcano non ebbe un momento di pace. Numerose fuoriuscite di lava e piogge di ceneri interessarono una vasta area vesuviana a partire da Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase, per arrivare fino a Ottaviano. Per la prima volta fu osservato del fumo di colore nero che si alzava dal cratere. Veloci getti di lava arrivavano a terra come lanci di bombe. Raffreddandosi rapidamente formarono le famose "cacate d' 'o riavulo" (escrementi del diavolo).

Dal 1730 al 1737, per sette anni il Vesuvio si svegliò dal suo sonno profondo urlando e tremando senza sosta. Cenere e lapilli venivano sparati periodicamente in aria riversandosi nelle campagne limitrofe e recando ingenti danni all'agricoltura locale.

Dal 1751 al 1754 si avvertirono di tanto in tanto delle scosse di terremoto che precedevano l'attività eruttiva del Vesuvio. In questo periodo il vulcano non rimase quasi mai inattivo.

Dal 1759 al 1760 si ripeterono continue scosse telluriche in concomitanza alle eruzioni furiose dal cratere principale di materiale incandescente che arrivò fino a Sorrento. Numerose altre bocche si aprivano e si richiudevano in continuazione.

Nel 1766 e nel 1767, le eruzioni venivano sistematicamente annunciate da un caratteristico pennacchio di fumo. Nei due anni di forte attività, la lava scese fino a Resina e a Torre del Greco.

Nel 1770 e nel 1771, un'apertura su un fianco della montagna causò la fuoriuscita di lava di fuoco che coprì diverse abitazioni a valle causando parecchie vittime.

Nel 1779 una grande eruzione fece emergere moltissimo materiale magmatico ardente il quale ricoprì buona parte della base del Vulcano che si ammantò di rosso fuoco.

Nel 1790, per alcune settimane una lava incandescente uscì da diversi crateri. Fiumi di lava liquefatta si diressero in tutte le direzioni.

Nel 1794 violente esplosioni precedute da forti scosse di terremoto squarciarono il cielo sopra l'area vesuviana. Alcune bocche si aprirono a bassa quota in località Montedoro, a Torre del Greco, da cui fuoriuscirono milioni di metri cubi di magma rovente che scendendo a valle coprì ogni cosa al suo passaggio fino al mare, comprese le case. Questa fu senz'altro una delle più terribili e catastrofiche eruzioni di tutta la storia vesuviana. Più di diecimila persone scapparono verso Nord per raggiungere Caserta. Per la prima volta si fece il conto dei danni i quali furono stimati per circa cinque milioni di Ducati d'oro.

Nel 1804, 1805 e 1806, inizialmente, piccole colate di lava cominciarono a scendere indisturbate senza dare alcun preavviso. Poi si iniziò a udire delle esplosioni, prima in località "Colle Sant'Alfonso", successivamente in tutta l'area Vesuviana che si affaccia sul golfo. Piogge di cenere arrivarono anche San Giuseppe, Nola e Ottaviano.

Nel 1813, dal 25 al 27 dicembre il Vesuvio volle graziare i residenti avvertendoli con delle scosse di terremoto prima di cominciare ad esplodere nuovamente eruttando fumo, cenere e lapilli incandescenti che arrivarono fino alla lontana isola di Ischia.

Dal 1817 al 1822, nel primo anno, dal versante marino si aprirono sei nuovi crateri da cui uscirono lave di magma che arrivarono in località "Resina". Per fortuna senza fare molti danni. Negli anni successivi  nelle zone di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase si udirono forti deflagrazioni mentre nubi di fumo e di cenere si alzavano in cielo oscurando il sole per molti giorni.

Dal 1831 al 1834 per alcuni anni incostanti esplosioni illuminarono le notti con fuoriuscita di fiamme e lancio di materiale misto piroclastico. I boati delle esplosioni si alternarono a forti scosse telluriche fino a quando pian piano l'attività sismica diminuì fermandosi poi del tutto.

Nel 1838 e 1839, alcune eruzioni con caduta di lapilli e attività lavica, interessarono i territori a partire da San Giorgio a Cremano correndo lungo tutta la fascia meridionale a partire da Torre del Greco, Torre Annunziata, Trecase, Boscotrecase e Boscoreale, fino ad arrivare ad Ottaviano. Cominciarono i primi rilievi strumentali da parte di esperti vulcanologi dell'Osservatorio vesuviano.

Nel 1850 ci fu una eruzione che scatenò una sensibile attività magmatica. Milioni di tonnellate di lava scesero nelle zone abitate fino a Terzigno e Poggiomarino distruggendo le coltivazioni. L'attività durò per parecchi giorni. La falda si abbassò e si registrarono diverse "mofete" con fumarole qua e la.

Nel 1855 almeno una dozzina di bocche si aprirono in località Massa di Somma eruttando lava che cominciò a scendere verso San Giorgio a Cremano. Intanto, altre caldere cominciarono a sputare magma che interessarono i comuni di Cercola e San Sebastiano.

Dal 1858 al 1861, dopo aver dormito per circa tre anni, il Vesuvio cominciò una delle sue più sciagurate attività eruttive di tipo effusivo. Le eruzioni vennero precedute da un terremoto e del sollevamento del suolo di almeno un metro. Nel golfo fu registrata una moria di pesci a causa della formazione di fumarole a mare. Questa eruzione viene ricordata dalla storia come una delle più lunghe nella durata di tempo.

Dal 1868 al 1872, inizialmente ci fu l'apertura di una nuova caldera sul versante settentrionale, senza esplosioni, con la lava che fuoriusciva in piccoli flussi. L'apparente calma fece sì che alcuni curiosi si avvicinarono al cratere per osservare da vicino il magma che lento e costante fuoriusciva dalla bocca. Poi, improvvisamente si udirono fortissimi boati. Inaspettatamente sul vulcano era cominciata l'attività esplosiva. Gli incauti che si erano avvicinati non scesero più a valle. Furono registrate parecchie vittime e almeno una decina di feriti.

Dal 1891 al 1895, almeno cinque bocche si erano aperte una dopo l'altra formando una frattura sul versante settentrionale. Una violenta eruzione preceduta da forti scosse telluriche dava inizio ad un'attività vulcanica che sarebbe andata avanti senza soste per quattro anni.

Nel 1905 e nel 1906, dopo che la terra aveva tremato più volte, alcune esplosioni con repentina fuoriuscita di lapilli misti a cenere si udirono fino ad Avellino. Si aprirono nuove bocche eruttive nel versante Est dell'Atrio (detto "del Cavallo") che danneggiarono la struttura della la funivia nei pressi dell'Osservatorio. Per parecchio tempo Napoli rimase all'ombra di una nube di cenere. Poi, per venti anni la montagna si acquietò.

Nel 1929 avvenne la penultima grande eruzione del Vesuvio. La lava cominciò a traboccare dal cratere centrale confluendo nei sentieri della Valle dell'Inferno. In un primo momento sembrava che la lava si dirigesse verso Torre del Greco. Poi, "miracolosamente" cambiò completamente direzione e si diresse nell'altro versante, verso Terzigno. Per riconoscenza i torresi istituirono la festa dei "4 Altari" che viene celebrata ancora oggi.

Nel 1944, dal 6 gennaio, giorno dell'Epifania, al 23 febbraio, piccole colate di lava scesero dal cono centrale senza destare grosse preoccupazioni, poi, il Vesuvio cessò ogni attività fino al 13 marzo successivo, data in cui cominciò l'ultima eruzione con una prima fase effusiva per passare dopo pochissimi giorni alla fase esplosiva. Dopo un periodo di quiescenza, il Vulcano riprendeva quindi ad eruttare lapilli e cenere, dapprima con piccole esplosioni, poi, il giorno 18, un grande boato fece tremare la terra intorno nel raggio di parecchi chilometri. Il Vesuvio si unì alle devastazioni generate dalla seconda guerra mondiale ancora in corso e con il suo tuono mortale portò altro dolore e distruzione sulle città. L'eruzione fu vista da Napoli che nel frattempo era stata liberata dalle truppe alleate. Molte fotografie furono scattate dai soldati americani e portate nel loro Paese come souvenir.

Infine, avvolta nel suo stesso fumo assassino, l'antica Montagna, lentamente placò la sua ira.

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2.3: Tutte le eruzioni del Vesuvio dal 79 al 1944
Tutte le eruzioni del Vesuvio dal 79 al 1944
Ci sono circa un migliaio di vulcani del mondo. Alcuni attivi, altri spenti. I più rilevanti sono il Cotopaxi in Ecuador (Sud America); Paricutin in Messico; Nyiragongo nella R. D. del Congo; Unzen, Sakura-jima e Fuji in Giappone; Fourpeaked in Alaska; Eldfell, Eyjafjoll, Grimsvotn e Hekla in Islanda; Etna in Sicilia e il Vesuvio vicino a Napoli, in Italia.
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