$show=search

$show=label

Lasciamo fare a Dio - Video

Questa bellissima storia dal titolo "Lasciamo fare a Dio" è una libera traduzione in italiano di: Lassammo fa' a Dio - Salvatore Di Giacomo.

Lasciamo fare a Dio Il Padreterno, che si alza sempre di buon'ora, una mattina si svegliò verso le sette di ottimo umore, fece chiamare San Pietro e gli disse: Pietro, senti, stamattina è una bella giornata e l'aria è fresca e fina, vorrei fare una scappata sulla Terra, che te ne pare? Mah! Rispose Pietro (Santo napoletano e in Paradiso Capo Guardaporte), Voi siete il padrone! Volete vedere la Terra? Fate Pure! Però, vedete, francamente, la Terra sta un poco afflitta, e Vi potrebbe fare un dispiacere. Ma che dici! Su, vestiti e scendiamo. Dove ci fermeremo? Dove andiamo? A Napoli! Che ti pare? Eh! SiSSignore, come si dice, vedi Napoli e poi muori!

E senza perdere tempo, lì per lì, San Pietro si vestì. Si infilò un pantalone di tessuto inglese a quadretti, un gilet (tipo gagà) tutto piselli verdi in campo blu, Tuba, cravatta a rabat, elegante finanziera color tabacco e un piccolo bastone di bambù. Sto bene? Sei molto elegante! Andiamo ordunque! E andiamo... il tempo che prendo i guanti. E in un batter d'occhio eccoli a Napoli, proprio in mezzo piazza Dante.

Il Padreterno girava gli occhi di qua e di là, scansò un Tram, si mise gli occhiali. E proprio come un semplice mortale (ma con l'accento forestiero), dice: Sai, caro, ma l'è mica male questa vostra città! Mi fa piacere assai di rivederla, ci mancavo dal secolo passato, ma proprio ha molto, molto migliorato! La statua qui davanti cosa l'è? L'Aligheri?

No - dissentì San Pietro - questo è Dante, grand'uomo, e questa sulla mano destra è la famosa chiesa di San Michele, quello è il Liceo Vittorio Emanuele, più sopra c' è il Museo, questo di fronte è il caffè di Diodati... ci vogliamo sedere dieci minuti?

Entriamo pure! E il Signore entrò in quelle belle sale ornamentate. San Pietro disse al cameriere: favorite due mezze limonate. S'erano fatte le dieci e mezza e la giornata era bella. A mille a mille passeggiava la gente e in mezzo alla Strada e sul marciapiede camminavano misti uomini e donne, grandi e piccini, badanti, servette, preti e soldati.

Oh, qual vista gentile - disse il Padreterno posando il cucchiaino - ma com'è che si dice, caro il mio Pierino, che la Terra è infelice? Ma guarda, guarda un po' che movimento, che scena pittoresca e che allegria! Via, son proprio contento!... Be'? Pietro? E parla, vecchio brontolone, non sei della mia stessa opinione?

- rispose il vecchio - tutto questo è sicuramente opera vostra, certo, chi lo può negare? Però... Vi siete presa la limonata? Si, ho finito. Embé, usciamo. Signori, a tutti! Buona passeggiata! Dunque, dicevi? E che vi devo dire? Guardate! Guardatevi intorno, cosa vedete? Che ve ne pare?... Dite!...

Fate la carità! Dio guardò spaventato. In mezzo alla strada, zoppi, storpi, ciechi, giovani e vecchi, ragazzi senza scarpe, vecchi appoggiati ai bastoni, gobbi, malati con gli occhi arrossati pieni di lacrime, le mani magre, aperte, tese ... Fate la carità! Di queste voci il Signore ne udì strillare a centinaia da tutte le parti e quasi gli parve, come un eco lontano, udire lo stesso lamento... Fate la carità!

Con un sorriso amaro, lisciandosi la barba incolta, San Pietro sospirò: Non c'è nulla da fare! Non vi impensierite, sentite a me, adesso andiamo via da qui, piuttosto, quando siamo in Paradiso se ne riparlerà.

Come? Non ho capito! ... Il Padreterno scuoteva il capo, parlava da solo, guardava verso il Cielo. Tutto a un tratto fece un cenno con la mano e un lenzuolo scese lentamente sulla Terra. Un centinaio di Angeli, tutti vestiti di velo, stesero il lenzuolo per terra in piazza Dante, ci ammucchiarono sopra tutti i poveri e portarono la "mappata" in Cielo

Figuratevi un poco questa mappata che mentre saliva tra le nuvole ogni tanto si gonfiava e si sgonfiava. Viaggiava col vento, piena di urla, colma di gente, più di mille! Figuratevi un poco che insalata e che confusione! Chi piangeva, chi rideva, chi gridava: sto soffocando! Chi cantava, chi chiamava: "Ueh, Antò! Peppino! Giovanni! Don Aniello! Don Ferdinando! Ma dove stiamo andando? Qualcuno lo vada a chiedere! Chi ha preso la mia pipa? Ehi professore... Che c'è... dove siete?... Sto sopra di voi... Badate dove sputate. Ma dove siamo, in un pallone? Peppino, hai per caso una sigaretta? Bu! bu! bu!.. Chi è?... fatti in là!... Non gettare!... Fermo con le mani! Ehi, chiamatevi questo cane!..."

Appena messo piede in Paradiso gli Angeli si fermarono in una vallata in mezzo all'erba, poggiarono a terra la mappata, che per due o tre minuti continuò a muoversi rotolando su se stessa sul prato, poi si aprì da sola e si udì la voce di un uomo che diceva agli altri: Siamo arrivati! In mezzo alla campagna, dove nascevano viole e margherite, sull'erba corta, luccicante come velluto bagnato, quattro tavoli erano pronti e imbanditi per l'occasione dai migliori ristoranti. Pareva che dicessero: Favorite! Venite a mangiare!

C'era esposta la carne migliore, il miglior pesce e frutta assortita tra la più saporita: mele, pere, finocchietto, fava, ananas e melone, uva, banane, noci e mandarini e ogni ben di Dio fuori stagione. Vino paesano e vino imbottigliato, con sughero argentato e l'etichetta. Liquori di premiate fabbriche: curazon, strega, kummel e anisetta, e in mezzo a questi, per fare una sorpresa a qualche povero forestiero, perfino il whisky e soda di marca inglese. Avete mai visto "Miseria e Nobiltà"? Vi ricordate quando Felice Sciosciammocca e gli altri straccioni, con l'acquolina in bocca guardano sulla tavola e poi mangiano quella bella zuppiera di maccheroni? Non vi dico altro!

Per circa una mezz'ora si udì tutta quella gente che mangiava e beveva con scelta a piacere, il rumore di piatti e forchette e il drin drin di bottiglie e bicchieri. Una volta finito il pranzo (ancora sotto l'effetto del vino), si alzò un cieco di circa trent'anni. Fece due o tre colpi di tosse, si mise dritto, sputò, fece un inchino e ad alta voce volle fare un brindisi: Compagni e amici cari! Permettetemi di rivolgere un attestato di riconoscenza alla presenza di questo bel Signore per ringraziarlo che ci ha fatto l'onore di invitarci qua sopra a bere e mangiare!

Grazie, grazie, Signore! Grazie! Ve lo dico a nome di tutti questi sfortunati che per la prima volta sono stati saziati senza dover tendere la mano. In mezzo a quest'aria profumata di questo Giardino hanno assaggiato il brodo, la carne, il vino! Eccellenza, accettate le parole di riconoscenza da questo povero sfortunato che non ha potuto lavorare ... sono cieco, guardate... sono cieco! Non vedo niente... sono cieco! Abbiate pietà! La voce gli mancò. Piangeva. Pian piano abbassò la mano, posò il bicchiere sul tavolo, quasi come se il vino lo avesse disturbato. Lentamente si piegò sulle ginocchia, poi di colpo cadde sulla sedia, rilassato, fissò nel vuoto con il bianco degli occhi.

Ninnananna... Oh, Sonno! Dove sei? Sonno che vieni dall'Oriente, che nessuno può fermare, né Principi o Regnanti. Oh, Sonno, avvicinati lentamente, in punta di piedi, fermati qui d'avanti. E se sei pietoso e sei potente, stendi la tua mano e addormenta tutti quanti. Vieni sonno... Ti manda San Giuseppe da Betlemme. E con un ramo di viola, da sotto la porta, la Vergine Maria ti mostra la strada, e chi ti chiama, tu lo sai, sono quelli che contenti non si svegliano mai. Vai da loro sonno! Chiudigli gli occhi dolcemente, come li chiudesti a Gesù Cristo in Croce.

Il Sonno si accostò... ma un'ombra nera gli camminava dietro, era un'ombra alta e sottile. Non appena il Sonno la vide, si fermò, si abbassò, ma l'ombra lo afferrò, lo strinse tra le braccia, forte forte, e con un fil di voce gli disse: vattene via! Fammi passare! Sono la Morte!

E adesso cosa dici? Chiese il Padreterno a San Pietro: Guarda! Non è meglio così? Tutta questa gente, straziata e senza colpe, cosa ci tornava a fare sulla Terra? Dopo aver trascorso un'ora di felicità, guarda, è passata all'eternità!

Là! Guardate! Là! là!... Con la mano tesa e trattenendo il fiato, San Pietro gli mostrò che qualcuno era rimasto in piedi. Si guardava intorno, si muoveva... Là!... Una donna! E quella, pareva che fosse impazzita, camminava, correva, inciampava e cadeva, si rialzava e scappava... Chiamatela! Dove va? Zitto - disse il Padreterno - lasciala fare. Trasaliva, povera donna, Nannina la mendicante correva, fuggiva, passando d'avanti ai compagni (che non si muovevano più). Sperduta, sbalordita, piangendo, tremante, impaurita, avvilita, correva, correva nell'ombra. E nel silenzio della sera, la povera donna, senza sapere nemmeno dove andava. Finché, improvvisamente... Oh Dio!... Sentì mancare il terreno sotto i piedi e cadde.

Scendi, scendi, poverina, come una farfalla che batte le ali nella notte piena di Stelle. Scendi a terra farfallina, passa per i monti e per il mare, volteggia, scivola, scendi. Vai, l'aria è tua. Ti porta il vento. Abbandonati, lasciati andare. Quante miglia stai percorrendo? Un minuto e ne fai cento, e quanto ancora per arrivare! Milioni di luci adesso brillano da lontano, sono lumi... già la Luna inargenta il mare. Scendi, scendi... sei arrivata. Guarda... ecco Napoli! Ringrazia Dio... Nannina la mendicante guardò di qua, guardò di là, si orizzontò, e finalmente trovò la strada di casa sua.

L'orologio della chiesa di Sant'Eligio suonava l'una, e nel vicolo scuro un raggio di luna. Figlio! Figlio! Sono qua! Mamma è tornata. Una spallata alla porta per metà aperta e metà chiusa di un basso. Entrò con veemenza, veloce arrivò al bambino ch'era dentro una sporta, si abbassò... quel povero piccolino che aveva appena un mese, singhiozzava, con le manine tese.

Lasciamo fare a Dio ... Nannina la mendicante lo avvolse in un vecchio scialle, lo prese in braccio, lo strinse forte al petto. E al chiaro di Luna, asciugandosi gli occhi con il grembiule, gli diede il latte, e... lo addormentò al suo grembo...

Lassammo fa' a Dio (Salvatore Di Giacomo)

'A dummeneca 'e Pasca 
d' 'o mille e noveciento, 'o Pataterno
(ca s'è susuto sempe 'int 'e primm'ore)
di buonissimo umore
se scetaie mmerz' 'e ssette
fece chiammà san Pietro e lle dicette:
- Pie', siente, stammatina
è 'na bella jurnata
e ll'aria è fina fina:
vurria fa' 'na scappata
'nTerra. Che te ne pare?
- Mah! - dicette san Pietro -
(santo napulitano e, 'mparaviso,
capo guardapurtone)
Mah... Lei siete il padrone!
Vulite vedè 'a Terra? E fate pure...
Però... vedete... francamente, 'a Terra
è 'nu poco afflittiva.
V'avesse disgustà!...
- Ma che! Che dici!
Su, vestiti! Scendiamo!...
Dove ci fermeremo? Dove andiamo?...
Napoli! ... Che ? Ti pare ?
- Eh! Sissignore:
se dice: Vide Napule e po' muore! -
E senza perdere tempo, llà ppe' llà,
san Pietro se vestette comilfò
'nu pantalone inglese a quadrigliè,
'nu gilè (comm' 'o pòrteno 'e cocò)
tutto pesielli verdi in campo blu,
cappiello a tubbo, cravatta a rabà,
scicco stiffèlio di color rapè
e un piccolo bastone di bambù.
Sto bene? - Elegantone...
Andiamo dunque! - E ghiammo...
Quando mme piglio 'e guante...
E in un batter d'occhio eccoli a Napoli,
in mezzo piazza Dante.
'O Patre Eterno vutaie ll'uocchie attuorno,
scanzaie 'nu tramme, se mettette 'a lente,
e proprio come un semprice murtale
(ma però con accèndo furastiero),
dice: Sai, caro, ma l'è mica male
questa vostra città! Mi fa piacere
assai di rivederla:
ci mancavo dal secolo passato...
Ma proprio ha molto, molto migliorato .
La statua qui d'avante
cosa l'è? L'Aligherio?..
No, dicette san Pietro, questo è Dante...
Grand'uomo!. E questa sulla mano destra
è la famosa chiesa 'e San Michele:
quello è il Liceo Vittorio Emmanuele:
più sopra c'è il Museo. Questo, rimpetto,
è il caffè Diodati.
Ce vulimmo assettà diece minute?
- Entriamo pure. E 'o Signore trasette
in quelle belle sale ornamentate,
e san Pietro dicette al cammeriere:
- Favorite due mezze limonate.
Erano 'e ddiece e mmeza
e 'a jurnata era bella. A mille a mille
passiàveno 'e ggente
pe mmiez' 'a strata e 'ncopp' 'e marciappiede
'e vedive 'mmiscate
femmene, uommene, gruosse e piccerille,
nutricce, serve, prèvete e surdate...
- Oh, qual vista gentile!
(dicette 'o Pataterno
pusanno 'o cucchiarino)
Ma com'è che si dice
caro quel mio Pierino,
che la Terra è infelice?
Ma guarda, guarda un po' che movimento,
che scena pittoresca e che allegria!
Via, son proprio contento!...
Be'?... Pietro?... E parla, vecchio brontolone!
Non sei della mia stessa opinione?
- Sì, rispunnette 'o viecchio: e opera vosta
è certamente tutta chesta ccà,
certo, chi 'o ppò negà?...
Però... Vi siete presa 'a limunata?...
- Si, ho finito... - Embè, ascimmo.
Signori, a tutti!... Buona passeggiata!
-Dunque dicevi? E c'aggia dì?... Guardate!
Tenite mente attuorno!... Che bedite?
Che ve pare?... Dicite.
Dio guardaie spaventato. 'Mmiez' 'a strata,
stuorte, struppie, cecate,
giuvene e bicchiarielle,
guagliune senza scarpe,
vicchiarelle appuiate a 'e bastuncielle,
scartellate, malate,
e ciert'uocchie arrussute
chine 'e lacreme - 'e mmane
secche, aperte, stennute...
-'A carità!...
'Sta voce,
'e vvoce a centenare
sentette, a tutte parte,
disperate, strellà!
E quase lle parette
dint'a n'eco e 'a luntano,
sentì 'o stesso lamiento:
- 'A carità!...
Cu 'na resella amara,
e allisciànnose 'a barba 'a franciscana
san Pietro suspiraie: Nun c'è che fa'!...
Mo' nun ve frasturnate
sentite a me: mo' iammuncenno a' ccà:
piuttosto, quando siamo in Paraviso
se ne riparlerà...
- Come?... Non ho capito... -
'0 Patre Eterno
capuzziava, parlava isso sulo,
teneva mente in aria... Tutto 'nzieme
fece segno cu 'a mano. E 'nu lenzulo
scendette sulla Terra lentamente,
lo stendettero a terra in piazza Dante
'nu centenaro d'Angele
tutte vestute e' velo -
'nce ammuntunaino, dinto, 'e puverielle,
e s' 'e ppurtaino 'ncielo...
Figurateve 'nu poco
'sta mappata ca pe' ll'aria
ogne tanto s'abbuffava,
se sbuffava - e viaggiava
'ncopp' 'o viento - chiena 'e strille,
chiena 'e ggente. - Cchiù de mille!
Figurateve 'nu poco
che 'nzalata e c'ammuina!
Chi chiagneva, chi rereva,
chi alluccava: - I' mo' mm'affoco! -
Chi cantava - chi chiammava:
- Neh, Totò!... - Peppì!... Giuvà!...
Donn'Aniè! - Don Ferdinà!...
- Mo addò iammo?. - E ba' 'nce 'o spia!..
- Chi s' 'a fatta 'a pippa mia?...
- Prufessò!... - Pronto!... - Addò state?
- Sto cchiù 'ncoppa... - A voi! Sapete,
abbarate addò sputate!...
- Ma che ghiammo 'int' 'o pallone ?! . .
- Pe', tenisse 'nu muzzone?...
- Bu! bu! bu!. - Chi è?!. Passa llà!...
- Nun buttà!... - Sode cu' 'e mmane!...
- Neh, chiammateve a 'stu cane! ... -
Appena miso pède 'mParaviso
l'Angele 'mmiez' a ll'erba e' 'na vallata
se fermaino 'mparanza
e pusaino 'a mappata,
ca pe dduie tre minute se muvette,
ruciuliàie pe' terra, e, tutto 'nzieme,
s'arapette essa stessa. E se sentette
'a voce 'e n'ommo ca diceva a ll'ate:
- Uscite, miei signò, simmo arrivate!...
'Mmiez' a 'nu scampagnato, addò nasceva
vicino 'a viuletta, 'a margarita
'ncopp' a ll'evera corta, ca luceva
comm' 'o velluto 'nfuso
quattro tavule, pronte
e apparicchiate a ll'uso
d' 'e meglie risturà,
pareva ca dicessero: - Venite!
Favurite a mangià! ... -
E che ce stava esposto! 'A meglia carne,
'o meglio pesce, 'e frutte cchiù assurtite,
chiù gentile e cchiù ffine:
'a mela, 'a pera, 'o fenucchiello, 'a fava
'a nanassa, 'o mellone
ll'uva, 'e nnoce, 'e bbanane,'e mandarine
e tutto 'o bbene e' dDio fore staggione.
Vine paisane, e vine 'mbuttigliate
col sùvero d'argento e l'etichetta,
liquori delle frabbiche premiate,
curassò, strega, cùmmel e anisetta:
e in mezzo a questi (pe' fa 'na surpresa
a quacche puveriello furastiero)
preffino il vischisodo a marca inglesa!..
Avite 'ntiso maie
Miseria e nubíltà?
Ve ricurdate quanno Sciosciammocca
e chill'ati stracciune
con l'acquolina in bocca
guardano 'ncopp' 'a tavula e' mangià
chella bella zuppiera e' maccarune?
Non vi dico altro. Pe quase mez'ora
ato nun se sentette
('mmiez' a tutta 'sta gente
ca mangiava, bbeveva,
e sciglieva a piacere)
ca 'o rummore d' 'e piatte e d' 'e furchette
e 'o 'ndrindrì d' 'e butteglie e d' 'e bicchiere.
E all'ùrdemo d' 'o pranzo
('nu poco fatto a vino)
s'aizaie 'nu cecato
e' 'na trentina d'anne.
Ddoie, tre vote tussette,
s'adderezzaie, sputaie, fece n'inchino,
e 'stu brìnnese, a voce auta, facette:
- Cumpagne e care amice! Premmettete
ca a 'stu bello signore,
ca 'nce ha fatto l'onore
e ce 'mmità ccà 'ncoppa
a bèvere e a mangià,
io gli rivolgio nella sua presenza,
come attestato di ricanoscenza,
quatto parole p' 'o ringrazià!
Grazie, grazie, signo'! Grazie! Vv' 'o dico
a nomme e' tutte chiste sfurtunate
ca se so' saziate
e ca p' 'a primma vota,
senza stennere 'a mano,
'mmiez' a ll'aria addurosa 'e 'stu ciardino
hanno pruvato 'o broro, 'a carne, 'o vino!
'Ccellenza! E cumpatite 'sti pparole,
ca so' napulitane
e nun so' ttaliane
comme ve mmeretate!
Io nun aggia pututo sturià!
Nun me pozzo applicà!...
Guardate! Io nun ve veco! A' che so' nnato
io nun beco a nnisciuno!...
So' cecato, guardate... So' cecato!..
'Ccellenza, e che piatà!
'A voce lle mancaie. Chiagneva... 'A mano
ca teneva 'o bicchiere
s'acalaie chiano chiano
e 'o pusaie 'ncopp' 'a tavula. Isso stesso
comme si 'o vino 'o fosse risturbato,
se chïaie lentamente int' 'e ddenocchie,
e, cadenno assettato e abbandunato,
fissaie dint' 'o bbacante
'o ghianco 'e ll'uocchie...
- Oi Suonno, Suonno!...
Suonno, ca te ne parte a' ll'uriente,
e nun t'abbence prencepe o rignante,
oi Suonno, e vienetenne lentamente,
e, 'mponta 'e pède, fèrmete ccà nnante..
E, si si' piatuso e si' putente,
stienne 'sta mano, e adduorme a tuttuquante...
Te manna san Giuseppe a' Bettalemme,
e, sotto 'a porta, chi te mmosta 'a via
cu 'nu ramo 'e viole,
è 'a Vergene Maria...
(E chi te chiamma ccà, Suonno, tu 'o ssaie
so' chille ca cuntente
nun se scetano maie...)
Vienece, Suonno!...
(E tu 'nchiudele ll'uocchie doce doce,
comm'e nchiudiste a Giesù Cristo 'nCroce.)
'O Suonno s'accustaie. Ma n'ombra nera
lle cammenava appriesso,
n'ombra longa e liggiera,
c' appena isso 'a vedette e se fermaie,
s'acalaie, ll'afferraie
s' 'o strignette 'int 'e bbracce forte forte
e, cu' 'nu filo 'e voce,
le dicette: - Vattènne!
Famme passà. So' 'a Morte...
- E mo che dice?... - dicette a san Pietro
'o Patre Eterno - guarda!
Nun è meglio accussì? Tutta 'sta gente
turmentata e 'nnucente,
mo' 'ncopp' 'a Terra che turnava a fa'?!...
Doppo n'ora felice c' ha passata,
guarda, è passata 'int' a' l'eternità...
- Là!... Guardate!... Là... là! - Cu' 'a mano stesa
e trattenenno 'o sciato,
san Pietro lle mmustaie ca quaccheduno
ch'era rummaso aizato
mo' se vutava attuorno - e se muveva...
- Là!... 'Na femmena!... -
E chella,
comme fosse 'mpazzuta,
cammenava, curreva,
'nciampecava e cadeva,
s'aizava... E fuieva...
- Chiammàtela! Addò va?!...
- Zitto!... dicette 'o Padre Eterno: zitto...
Lass' 'a fa'... lassa 'a fa'...
Curreva, fuieva
pe' 'nnanz' 'e cumpagne passanno
(ca nun se muvevano cchiù),
sperduta, abbeluta,
chiagnenno, tremmanno,
'mpauruta, sbattuta,
curreva, curreva 'int' 'a ll'ombre
e dint' 'o silenzio d' 'a sera
Nannina 'a pezzente...
E, senza sapé cchiù addò ieva,
curreva, curreva..
'Nfi' a che, tutto 'nzieme,
uh Dio! ... se sentette
mancà sott' 'e piede 'o tterreno...
E 'a cielo cadette...
Scinne, scinne, puverella
ca 'int' 'a notte chiena 'e stelle -
'na palomma 'e notte pare
cu' 'nu trièmmolo 'int' 'e scelle...
Scinne 'nterra, palummella,
passa 'e monte, passa 'o mare,
vola, sciùlia, scinne... Va',
ll'aria è 'a toia. Te porta 'o viento
si te stracque e t'abbandune...
Quanta miglie staie facenno?
'Nu minuto e nne faie ciento,
e quant'ate, p'arrivà!: .
Ma mo' lùceno, 'a luntano,
luce luce a mmeliune...
E so' lume!... E 'a luna, 'a luna
già fà 'o mare 'nnargentà...
Scinne - scinne... Si' arrivata...
Guarda... 'A vì llà... Napule! 'A vì llà!...
Nanninella' 'a pezzente
guardaie ccà, guardaie llà, s'arizzuntaie,
e truvaie finalmente
'a via d' 'a casa soia. Sunava ll'una
a Sant'Eliggio. E dint' 'o vico scuro
sciuliava 'ncopp' 'o muro
'nu raggio 'e luna.
- Ninno!
Ninno!
Sto ccà!... Mamma è turnata!... -
E 'a porta, mez'aperta e meza 'nchiusa,
e' 'nu vascio vuttaie cu' 'na spallata.
Trasette e' furia. Currette addò steva
'nu piccerillo dint' 'a 'nu spurtone...
S'acalaie... Chillo povero guaglione
c'appena appena teneva 'nu mese,
sennuzziava, cu' 'e manelle stese...
Lassammo fa' a Dio.
Nanninella 'a pezzente
ll'arravugliaie dint' 'a 'nu sciallo viecchio
s' 'o pigliaie 'mbraccia s' 'o strignette 'mpietto
e dint' 'o chiaro e' luna
e asciuttannose ll'uocchie a 'o mantesino
lle dette 'o latte... e s' 'o ddurmette 'nzino... Video su Youtube "Lassammo fa' a Dio"

COMMENTI

Nome

Acquario Aeronautica Militare Animali Ariete Armi Astrologia Belle Bilancia Buddha Caccia Cancro Capricorno Carabinieri Charles Perrault Concorsi Divertenti Domande frequenti Esercito Italiano Esopo Facebook Favole Fedro fratelli Grimm Gemelli Guardia di Finanza Instagram La Fontaine Leone Luoghi Marina Militare Oroscopo Pesci Polizia di Stato Polizia Penitenziaria Proverbi Ricette Sagittario Scorpione Selma Lagerlof Snapchat Social Sport Storie Toro Trilussa Tristi Vere Vergine Video
false
ltr
item
2.3: Lasciamo fare a Dio - Video
Lasciamo fare a Dio - Video
Questa bellissima storia dal titolo "Lasciamo fare a Dio" è una libera traduzione in italiano di: Lassammo fa' a Dio - Salvatore Di Giacomo.
https://1.bp.blogspot.com/-iRlbnO2hrWM/VnBIcmbR1cI/AAAAAAAAC6w/blpSvFV5ros/s320/0%2Bmano%2Bcon%2BDio.jpg
https://1.bp.blogspot.com/-iRlbnO2hrWM/VnBIcmbR1cI/AAAAAAAAC6w/blpSvFV5ros/s72-c/0%2Bmano%2Bcon%2BDio.jpg
2.3
http://www.duepuntotre.it/2015/12/lasciamo-fare-dio.html
http://www.duepuntotre.it/
http://www.duepuntotre.it/
http://www.duepuntotre.it/2015/12/lasciamo-fare-dio.html
true
6528433828354979305
UTF-8
Nessun contenuto VEDI TUTTO Leggi tutto Rispondi Cancella Cancella di Home PAGINE POSTS Vedi tutto CONSIGLIATI TAG ARCHIVIO CERCA TUTTI I POSTS Nessun contenuto Vai alla home Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Dom Lun Mar Mer Gio Ven Sab Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Diecmbre Gen Feb Mar Apr Maggio Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic adesso un minuto fà $$1$$ minuti fà un'ora fà $$1$$ ore fà ieri $$1$$ giorni fà $$1$$ settimane fà più di 5 settimane fà Followers Follow CONDIVIDI PER SBLOCCARE QUESTO CONTENUTO Condividi Copia Seleziona Copiato! Impossibile copiare, clicca [CTRL] + [C] (o CMD+C per Mac) per copiare