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Natale in casa Cupiello

Luca Cupiello sta preparando il Presepe e spiega al figlio Tommasino che ogni pastore ha il suo posto: ci sono le montagne, la mangiatoia dove è nato Gesù bambino e la cascata d'acqua vera che scende dalla montagna. Ma Tommasino continua a ripetergli che non gli piace 'o Presebbio.

Natale casa Cupiello Eduardo De Filippo (Napoli il 24 maggio 1900 - Roma il 31 ottobre 1984) è stato un attore italiano, drammaturgo, sceneggiatore, scrittore e poeta, noto per avere scritto in lingua napoletana molte commedie di successo, tra cui anche "Filumena Marturano" e "Napoli milionaria".

Eduardo scrisse "Natale in casa Cupiello" nel 1931. La commedia, in tre atti, si svolge in un clima natalizio e racconta la storia di una famiglia napoletana. Eventi tragici e comici insieme che hanno appassionato centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo.

Questa è la trama dell'opera descritta in un breve riassunto:

La scena si svolge in un quartiere del centro di Napoli: Luca Cupiello e sua moglie Concetta cominciano a fare i preparativi per l'imminente festività di Natale. Un susseguirsi di eventi, tra il tragico e il comico, portano i loro figli, Ninuccia e Tommasino, a complicare la vita ai loro genitori.


Ninuccia è innamorata di Vittorio Elia, il migliore amico del fratello Tommasino, e vorrebbe lasciare il marito Nicolino. La trama si svolge per lo più durante il "cenone" della vigilia di Natale. La storia incalza quando Nicolino si rende conto delle intenzioni della moglie. Luca viene colpito da un ictus causato dallo stress e fino al suo ultimo respiro, egli tenta di salvare il matrimonio della figlia e nel contempo cerca di convincere il figlio Tommasino, a cui non piace "o Presebbio", riguardo l'importanza del Presepe nella tradizione napoletana a Natale.

Di seguito, il copione completo della commedia Natale in casa Cupiello: 1°, 2° e 3° Atto.

Personaggi:

~ Luca Cupiello
~ Concetta, sua moglie
~ Tommasino, il figlio, detto "Nennillo"
~ Ninuccia, la figlia
~ Nicola, suo marito
~ Pasqualino, fratello di Luca
~ Raffaele, portiere
~ Vittorio Elia
~ Il dottore
~ Carmela
~ Olga Pastorelli
~ Luigi Pastorelli
~ Alberto
~ Armidia Romaniello
~ Rita
~ Maria

Atto Primo

Siamo in casa Cupiello. Un letto matrimoniale e un altro più piccolo, per un solo posto. Comune in fondo a destra. Balcone a sinistra. Su di un tavolo, davanti al balcone, vi sarà un Presepe in fabbricazione, e tutto l'occorrente necessario per realizzarlo: cartapesta, pennelli, sugheri e un recipiente di latta con la colla Cervione. Tra il balcone e il lettino a un posto vi sarà un piccolo paravento con davanti un treppiede di ferro con bacinella, ed un secchio smaltato bianco; sul paravento è appoggiato un asciugamani. A ridosso della parete di destra un comò con sopra santi e immagini religiose d'ogni specie con davanti candele e lumini spenti. Sono le nove del mattino del 23 dicembre.

Luca dorme nel letto matrimoniale; il posto della moglie Concetta, è in disordine come se la donna l'avesse lasciato da poco. Nel lettino piccolo dorme Tommasino (detto Nennillo).

Concetta ~ (entra dalla destra con passo cauto; indossa una sottana di cotone bianco e ha sulle spalle uno scialletto di lana; ai piedi un paio di pantofole realizzate con un vecchio paio di scarpe del marito. Reca in mano una fumante tazza di caffè, e nell'altra una brocca d'acqua. Mezzo assonnata si avvicina al comò, posa la tazza, poi va a mettere la brocca accanto al lavabo; va al balcone ed apre le imposte; torna al comò, prende la tazza e l'appoggia sul comodino. Con tono di voce monotono, abitudinario, cerca di svegliare il marito) Lucarié, Lucarié… scétate songh' 'e nnove! (dopo una piccola pausa torna alla carica) Lucarié, Lucarié… scétate songh' 'e nnove. (Luca grugnisce e si rigira su se stesso, riprendendo sonno. La moglie insiste) Lucarié, Lucarié …  scétate songh' 'e nnove.
Luca ~ (svegliandosi di soprassalto) Ah! (farfuglia) songh' 'e nnove
Concetta ~ Pigliate 'o ccafè. (Luca, pigro e insonnolito, fa un gesto come per prendere la tazza, ma il sonno lo vince di nuovo. Imperterrita, Concetta riprende il lamentoso ritornello, con un tono un un po più forte, mentre comincia a vestirsi davanti al comò) Lucarié, Lucarié … scétate songh' 'e nnove!
Luca ~ (si siede in mezzo al letto e si toglie dalla testa, uno alla volta, due scialletti di lana e una sciarpa; poi guarda di sbieco la moglie) Ah songh' 'e nnove ? Già si sono fatte le nove! La sera sei privo di andare a letto che subito si fanno le nove del giorno appresso. Cuncé, fa freddo fuori ?
Concetta ~ Hai voglia! Si gela.
Luca ~ Io me ne so' accorto, stanotte. Non potevo pigliare calimma. Due maglie di lana, sciarpa, scialle… i pedalini 'e lana… te ricuorde, Cuncé, i pedalini 'e lana che compraste tu, ca diciste: “Sono di lana pura, aggi'avuto n'occasione” te ricuorde Cuncé? (Concetta continua a vestirsi senza raccogliere l'insinuazione del marito. Luca prende gli occhiali dal comodino e si mette a pulirli meticolosamente) Cuncé, te ne sei andata ?
Concetta ~ (infastidita) Sto ccà, Lucarié, sto ccà.
Luca ~ E rispondi, dai segni di vita.
Concetta ~ Parla, parla:  ti sento.
Luca ~ 'E pedalini ca compraste tu, che dicesti: "Sono di lana pura"… Cuncé, quella non è lana, t'hanno mbrugliata. Tengo i piedi gelati. E poi, la lana pura quando si lava si restringe … questi più si lavano più si allargano, si allungano… so' addiventate ddoje bandiere. 'O ccafè  Cuncé.
Concetta ~ Sta sopra al comodino.
Luca ~ Ah, già. (prende la tazza dopo aver inforcato gli occhiali.  Sbadiglia) Cuncé, fa freddo fuori ?
Concetta ~ Si, Lucarié, fa freddo. (spazientita) Fa freddo! E basta.
Luca ~ Eh… questo Natale si è presentato come comanda Iddio. Co' tutti i sentimenti si è presentato. (beve un sorso di caffè, e subito lo sputa) Che bella schifezza che hai fatto, Cuncé!
Concetta ~ (risentita) E già, mo le facévemo 'a cioccolata! (alludendo al caffè) È nu poco lasco ma è tutto cafè.
Luca ~ Ma perché vuoi dare la colpa al caffè, che in questa tazza non c'è mai stato ?
Concetta ~ (mentre cerca in un cassetto qualcosa di personale: delle forcine, un pettine, un rocchetto di filo bianco) Ti sei svegliato spiritoso?
Luca ~ Non ti piglià collera Cuncé. Tu sei una donna di casa e sai fare tante cose. Per esempio, 'a frittata c' 'a cipolla, come la fai tu non la sa fare nessuno. È una pasticceria. Ma 'o ccafè non è cosa per te.
Concetta ~ (arrabbiata) E nun t' 'o piglià… tu a chi vuoi affliggere.
Luca ~ Non lo sai fare e non lo vuoi fare, perché vuoi risparmiare. Col caffè non si risparmia. È pure la qualità scadente: questa puzza 'e scarrafone. (posa la tazza sul comodino) Concetta fa freddo fuori?
Concetta ~ (arrabbiatissima) Si Lucarié, fa freddo assai: fa freddo! Ma che si' surdo?
Luca ~ Cuncè, ma che t'avesse data na mazzata ncapa?
Concetta ~ Me l'he addimandato già tre volte; fa freddo.
Luca ~ Questo Natale si è presentato…
Concetta ~ …Come comanda Iddio. Questo pure l'avete detto.
Luca ~ E questo pure l'abbiamo detto… (sbadiglia, si guarda intorno come per cercare qualche cosa che lo interessi, non sa nemmeno lui precisamente cosa. Poi realizza ad un tratto e come temendo una risposta spiacevole chiede allarmato) 'O Presepio… addò stà 'o Presepio?
Concetta ~ (esasperata) Là,  là,   nessuno te lo tocca.
Luca ~ (ammirando il suo lavoro) Quest'anno faccio il più bel presepio di tutti gli altri anni.  Pastorella, 'o terzo piano, ha detto che lo fa pure lui il Presepio. Mi ha detto: “facciamo la gara”. Sta fresco… lo voglio far rimanere a bocca aperta. Ho fatto pure i disegni, i progetti. Voglio fare una cosa nuova: sopra ci metto tutte casette novecento… Concé, 'a colla l'hai squagliata?
Concetta ~ (sgarbata) Lucarié, io adesso mi sono alzata. Se mi date il permesso di vestirmi per andare a fare la spesa, bene, e se no ci sediamo e ci mettiamo agli ordini di Lucariello. (siede e incrocia le braccia) .
Luca ~ (aggressivo) Non l'hai squagliata ancora?
Concetta ~  No.
Luca ~ E io aieressera che te dicette? “Domani mattina, appena ti svegli, prima di fare il caffè, squaglia la colla, perché se no non posso lavorare e il Presepio non è pronto per domani”.
Concetta ~ (si alza di scatto, prende il barattolo della colla e si avvia per la sinistra) Ecco pronto, andiamo a squagliare la colla, così stamattina mangiamo colla! Quando viene Natale è un castigo di Dio! (esce e si sente la sua voce che si allontana) Colla, pastori… puzza 'e pittura!
Luca ~ (gridando come per sopraffare gli apprezzamenti della moglie) Sei vecchia, ti sei fatta vecchia! (finalmente decide di alzarsi; scende dal letto, si avvicina alle sacre immagini sul comò, e facendo un piccolo inchino e sollevando lo sguardo mistico verso i santi, si fa il segno della croce; si avvicina poi alla sedia ai piedi del letto, prende i pantaloni lisi, e se li infila non senza difficoltà; poi torna verso il comodino, si mette in testa il berretto appeso alla testata del letto, tenta di bere il caffè, ma il cattivo sapore lo costringe a sputare il sorso; ancora tremante per il freddo, si rimbocca le maniche della camicia, sbadiglia e si avvia verso il lavabo; intona la stessa litania con cui Concetta ha svegliato lui, per svegliare il figlio Tommasino) Tummasì, Tummasì, scétate songh' 'e nnove! (Tommasino non risponde) Io lo so che stai sveglio, è inutile che fai finta di dormire. (riempie la bacinella d'acqua, si insapona le mani e di tanto in tanto si rivolge ancora a Tommasino) Tommasì, scétate songh' 'e nnove.  E questo vuoi fare!  Vedete se è possibile; nu cetrulo luongo luongo che dorme fino a quest'ora!  Io, all'età tua, alle sette e mezza saltavo dal letto come un grillo per accompagnare mio padre che andava a lavorare.  Lo accompagnavo fino alla porta, ci baciavo la mano… perché allora si baciava la mano al genitore… poi me ne tornavo e mi coricavo un'altra volta. (ora si insapona la faccia e si lava il viso abbondantemente. Non trova l'asciugamani e fa sforzi incredibili perché i rivoli dell'acqua non gli corrano per la schiena. Finalmente trova l'asciugamani e si asciuga il volto. Si rivolge al figlio con più autorità) Hai capito, svegliati? (visto che Tommasino non gli risponde, abbozza per quieto vivere) È meglio ca nun te dongo retta, se no ci facciamo la croce a prima matina.
Tommasino ~ (raggomitolato e sprofondato sotto le coperte, reclama) 'A zuppa 'e latte!
Luca ~ E questa è la sola cosa che pensi: 'A zuppa 'e latte, 'a cena, 'a culazione, 'o pranzo”…  alzati, 'a zuppa 'e latte te la vai a prendere in cucina perché non tieni i servitori.
Tommasino ~ Se non me la portate dentro il letto non mi soso.
Luca ~ No, tu ti sosi, se no ti faccio andare a coricare all'ospedale.
Concetta ~ (tornando col barattolo di colla fumante) 'A colla… (raggiunge il tavolo dov'è il presepe per collocarvi sopra il barattolo di colla) Io nun capisco che 'o faie a ffà, stu Presebbio.  Na casa nguaiata, denare ca se ne vanno… e almeno venisse bbuono!
Tommasino ~ (con aria volutamente distratta) Non viene neanche bene.
Luca ~ E già come se fosse la prima volta che lo faccio! Io sono stato il padre dei Presepi… venivano da me a chiedere consigli… mo viene lui e dice che non viene bene.
Tommasino ~ (testardo) A me non mi piace.
Luca ~ questo lo dici perché vuoi fare il giovane moderno che non ci piace il Presepio… il superuomo. Il Presepio che è una cosa commovente, che piace a tutti quanti…
Tommasino ~ (c.s.) A me non mi piace.  Ma guardate un poco, mi deve piacere per forza?
Luca ~ (per ritorsione, scuote violentemente la spalliera del letto, intimando al figlio) Sùsete! Hai capito sùsete?
Tommasino ~ (dispettoso) 'A zuppa 'e latte!
Concetta ~ (indifferente all'atteggiamento del marito, si rivolge dolcemente al figlio) Alzati, bello di mammà, alzati!
Luca ~ (a Concetta) Embè, si le porte 'a zuppa 'e latte dint' 'o lietto ve mengo 'a coppa abbascio a tutte e due!  (alludendo alla cattiva educazione che Concetta dà a Tommasino) Lo stai crescendo per la galera!
Concetta ~ (conciliante) Quello mo si alza! (e con gesti mimici, curando di non farsi scorgere da Luca, invoglia Tommasino ad alzarsi; il dialogo muto tra Concetta e “Nennillo” viene sorpreso e interrotto da Luca) .
Luca ~ È incominciato il telegrafo senza fili.
Tommasino ~ (spudorato, insiste) 'A zuppa 'e latte!
Luca ~ (irritato) Embè, mo te mengo 'a colla nfaccia.
Concetta ~ Alzati, bello 'e mammà. Ti lavi tanto bello, e mammà intanto ti prepara nu bello zuppone.
Luca ~ Niente affatto. 'O zuppone s''o va a piglià in cucina. (a Tommasino) Che l'hai presa per una serva, a tua madre? Eh? Tua madre non serve! (ha indossato il gilè, la giacca e una sciarpa di lana al collo e ora inizia il suo lavoro al Presepe, incollando sugheri e inchiodando pezzi di legno. Dopo una piccola pausa chiede a sua moglie) Pasqualino si è alzato?
Concetta ~ Sì, sì, si è alzato quello scocciante di tuo fratello!  Cu' nu raffreddore che ha tenuto, è stato capace di stare una settimana a letto.
Tommasino ~ (allarmato intimamente, chiede a conferma) S'è alzato?  E sapete se esce?
Concetta ~ Si.  Ha detto che si vuole fare una passeggiata, perché dopo la febbre che ha avuto vo' piglià nu poco d'aria 'e matina e poi si ritira.
Tommasino ~ E sapete se si veste?
Luca ~ Giesù, e che gghiesce annuro?
Tommasino ~ No, dico… sapete se si vuole mettere il cappotto?
Luca ~ E si capisce, 'o mese 'e dicembre esce senza cappotto?
Concetta ~ (sospettosa per quelle strane domande) Ma pecchè?  Che d'è?
Tommasino ~ (eludendo) No, niente. Io dicesse che è meglio se non esce. Può essere che piglia la ricaduta.
Pasquale ~ (dall'interno, batte dei colpettini alla porta di fondo e chiede discreto) Lucarié, è permesso?
Luca ~ Vieni, Pasqualì, entra.
Pasquale ~ (apre la porta e entra. È vestito di tutto punto, gli mancano solo le scarpe; è in pantofole. Tommasino si sprofonda sotto la coperte) Buongiorno, donna Concetta.
Concetta ~  Buongiorno.
Luca ~ (si avvicina al fratello e gli chiede con interesse) Come ti senti?
Pasquale ~ Meglio, meglio … un poco debole.
Luca ~ (tastandogli il polso) Me credevo proprio ca te passave Natale dint' 'o lietto. Il polso è buono.
Pasquale ~ La lingua, guardami la lingua. (tira fuori la lingua e la mostra) .
Luca ~ (dopo averla guardata attentamente) È pulita, è pulita. Mo devi stare a sentire a tuo fratello: mangia forte, carne al sangue e vino rosso; e fatti delle passeggiate 'a parte 'o mare. Così si fa pure una pulizia nella stanza. È stata sette giorni chiusa… (alla moglie) Hai capito. Concé:  una bella pulizia!
Concetta ~ Sì, sì.
Pasquale ~ Infatti voglio uscire. Arrivo fino al Banco Lotto e torno. (con sospetto intimo mal celato) Donna Concé, non ho potuto trovare le scarpe mie.
Concetta ~ E  'e vulite 'a me?
Pasquale ~ (paziente) Non le voglio da voi, ma io sono stato a letto sette giorni con la febbre… ho domandato se le avete viste.
Luca ~ Ma tu quando ti coricasti dove le mettesti?
Pasquale ~ Addò l'aveva mettere, Lucarié? Sotto il letto.
Concetta ~  E vedete bene che là stanno.
Pasquale ~ Non c'è niente, donna Concé: le scarpe sono sparite. (indicando il letto di Tommasino) Domandate a Nennillo…
Tommasino ~ (siede di scatto in mezzo al letto e affronta tutti con audacia spudorata, come per prevenire l'accusa di suo zio, che egli sa di meritare) Nun accuminciammo! Io non ero il tipo che mi vendevo le scarpe sue!
Luca ~ (che conosce il modo di difendersi di suo figlio quando è in colpa, annunzia convinto) S'ha vennuto 'e scarpe.
Pasquale ~ (avvilito) Tu che dice?  E io come faccio?
Concetta ~ (che vuole scagionare il figlio) Ma nossignora!
Luca ~ (convinto) È ladro, è ladro matricolato
Tommasino ~ Io nun m'aggio vennuto niente!
Luca ~ Non dire bugie!
Pasquale ~ Confessa.
Luca ~ Confessa.
Tommasino ~ (dispettoso) Nun me piace 'o Presepio! Mo vedimmo!   Dint' a sta casa, ogne cosa ca succede s' 'a pigliano cu' me.
Concetta ~  Avimmo accuminciato a primma matina.
Tommasino ~ 'A zuppa 'e latte!
Luca ~ (esasperato, col martello in pugno) Mo te lasso int' 'o lietto! (accusando Concetta) Per la galera l'hai cresciuto, per la galera!
Pasquale ~ E io come esco?  Io so' stato sette giorni a letto con la febbre … e quello si vende le scarpe mie.
Luca ~ Pasca', tu ti devi trovare una camera mobiliata…
Pasquale ~ Sì, sì, me ne vado.
Luca ~ Non possiamo stare auniti. Con questo ladro in casa io non posso prendere responsabilità. Miettete cheste scarpe qua… (prende un paio di scarpe da sotto il letto e le porge a Pasquale) Dopo le feste te ne compri un altro paio e le pago io.
Pasquale ~ Sia fatta la volontà di Dio… ma perché non lo chiudete?  Mettetelo 'o Serraglio!  Questo è un delinquente.  Ma che aspettate, ca va mettendo 'a fune 'a notte?  Uno se cocca cu' 'a febbre e se sceta senza scarpe!   Perché ti sei venduto le scarpe mie?   Perche?
Luca ~ Che bisogno avevi di venderti le scarpe?
Tommasino ~ Io ho ragione.
Pasquale ~ Comme, tu te vinne 'e scarpe e hai ragione?
Tommasino ~ Sì, ho ragione da vendere … perché mi credevo che non ti alzavi più.
Pasquale ~ Uh, mamma mia!  Voi lo sentite?  Insomma, io avev''a murì?
Luca ~ Zio Pasquale doveva morire?
Tommasino ~ Tu che vuò a me?  Campasse, murasse … quando il medico ti è venuto a visitare ha parlato chiaro.
Pasquale ~ Ha parlato chiaro?  E con chi? (rivolgendosi un pò a tutti) Che mi si nasconde qua?
Luca ~ Nun 'o da' retta!
Tommasino ~ Sì, nun 'o da' retta!  Il medico disse che ci era un pericolo.  Eh, guè… io m'aggio vennuto pure 'o cappotto!
Pasquale ~ Neh, Lucarié, tu 'o ssiente? Chillo s'ha vennuto pure 'o cappotto… 'o cappotto nocella …
Luca ~ (a Concetta) 'O cappotto nocella.
Pasquale ~ Chello c' 'o collo 'e pelliccia
Luca ~ (a Concetta) Cu' chella pellicchiella… (a Pasquale) 'O cappotto tujo.
Pasquale ~ Chello c' 'a fodera scozzese.
Luca ~ Eh, il cappotto tuo.
Pasquale ~ Chillo c' 'a martingana …
Luca ~ Pasqua', tu uno ne tieni! (esasperato) E chillo se venne 'o cappotto 'e Pasquale!
Pasquale ~ (con un gesto di rabbia, getta violentemente le scaroe a terra) E nun ascimmo! (e si siede) Luca ~ Pasca'… trovate na camera mobiliata.
Pasquale ~ M''a trovo,  m''a trovo! Ve lo tolgo il fastidio… quello si vende la roba primma ca io moro:  aspetta ca moro e poi te la vendi!
Luca ~ (con senso di giustizia) E con quale autorità?  Chi è lui che si permette di decidere?  Tu sei mio fratello:  la roba tua spetta a me.
Pasquale ~ (nauseato) Chi se la deve vendere la robba mia? Mettiteve d'accordo… Misericordia!  Io mi trovo in mezzo ai cannibali. E tu sei mio fratello?  Tu sei Caino! Nun tengo niente, non vi illudete, nun tengo niente. Che bei parenti!  Aspettano 'a morte mia … (considerando l'inospitalità di quella casa) Quando poi la gente parla … “Beato voi, che state in casa con vostro fratello … vi accudiscono, vi vogliono bene”… l'avessero sapè quello che passo in questa casa, e quanta pizzeche ncopp''a panza mi devo dare dalla mattina alla sera!
Luca ~ (punto dalle considerazioni fatte dal fratello) Io odio di contrastarmi con mio fratello, perché poi si esce all'impossibile. Pasqualì, tu sei l'eterno scontento.
Pasquale ~ (trasecolato) So' scuntento?
Luca ~ Si!  Lo diceva anche la buonanima di nostro padre. Se gli amici dicono che hai avuto una fortuna a stare in casa coi parenti, mi pare che hanno ragione. (risoluto) Pasqua', parliamo chiaro!
Pasquale ~ (combattivo) E parliamo chiaro!
Luca ~ Tu paghi cinque lire al giorno: 'a tazza 'e cafè 'a matina, 'a colazione, 'o pranzo, 'a cena… mia moglie lava, stira, rinaccia cazettielle ca nun ce ne stanno cchiù piezze… mo, pe' via c' 'o ragazzo ha scherzato …
Pasquale ~ Ha scherzato!!!  Ha scherzato …
Luca ~ (come per significare la sua impotenza contro la natura ribelle del figlio) E che faccio, Pascalì, che faccio?  L'accido?  Mi volete armare la mano? (esagerando, per rabbia impotente) Scusate tanto, abbiate pazienza se il ragazzo si è permettuto di manomettere il guardaroba di vostra Eccellenza.
Pasquale ~ (esagerando anche lui) No, scusate voi se mi sono preso l'ardire di domandare dove stavano le scarpe mie.
Luca ~ (togliendosi il cappello fino a terra) Vi chiedo scusa.
Pasquale ~ (si inchina con lo stesso gesto ironico del fratello) Vi chiedo perdono.
Luca ~ (trasportato dal tono esasperatamente ironico preso dalla lite) M'inginocchio ai vostri piedi (e si inginocchia) .
Pasquale ~ Mi metto con la faccia per terra! (e si inginocchia a sua volta) .
Luca ~ (si alza di scatto e risolve quell'increscioso dibattito salutando Pasquale con tutte e due le mani) Stateve bbuono, don Pasqualì!
Pasquale ~ (imitando il gesto) Statevi bene! (e mentre Luca torna innervosito al suo lavoro, Pasquale esce dalla stanza sbraitando) I parenti? Iddio ne scampi e liberi! Che belli pariente … tengo 'e pariente, tengo! (e da dentro si fa ancora sentire) 'E pariente … che belli pariente!
Concetta ~ Siente, sié… quant'è pesante.
Luca ~ Me pare che 'ave ragione. (perentorio, a Tommasino) Sùsete, he capito, sùsete! (con gesto repentino gli strappa le coperte di dosso) .
Concetta ~ (prontissima interviene) Lucarié!  Lo vuoi fa' piglià nu colpo d'aria?
Luca ~ Cuncé, pe' chisto ce vònno 'e colpe 'e revolvere!
Concetta ~ (a Tommasino con dolcezza) Viene dint' 'a cucina ca te preparo 'o latte (ed esce per la sinistra, esortando mimicamente Tommasino ad alzarsi) .
Luca ~ (scorgendo i gesti) La nemica della casa sei, la nemica della casa! (torna al lavoro sul presepe; si rivolge a Tommasino che finalmente ha deciso di scendere dal letto e si sta infilando i pantaloni) Tieni un carattere insopportabile. Io ti voglio bene, ma certe volte non so io stesso come ti devo far capire certe cose. (Nennillo si avvicina al lavabo, prende la bacinella piena di acqua sporca e la svuota nel secchio. Poi la riempie di nuovo di acqua pulita e s'insapona sommariamente le mani e la faccia) Tu sei un bravo ragazzo. I sentimenti sono buoni, lo so. Ma tieni un caratteraccio selvaggio. Nessuno ti può fare capire niente. (Tommasino si asciuga) Ma io dico, il giudizio!  Tu te vinne 'o cappotto 'e Pasquale al mese di dicembre! Dove siamo arrivati? Oramai sei un giovanotto, non sei più un bambino.  A scuola non hai voluto fare niente. Te n'hanno cacciato da tutte le scuole di Napoli. Terza elementare: “Non voglio studiare, voglio fare il mestiere”. E allora ti devi interessare. Chi cerca trova. Vai girando, guarda dentro ai magazzini. Nelle vetrine ci sono i cartellini: “Cercasi commesso”. Si comincia, poi si può fare strada. Io non sono eterno. I soldi ci vogliono. Mo t'aggia fa' 'o vestito nuovo. Dopo Natale, viene il sarto, porta i campioni e ti fai un bel vestito di stoffa pesante, questo che tieni addosso ormai è partito. Ti faccio pure due camicie. Tua madre mi ha detto che quelle che tieni non le può salvare più. Un vestito e due camicie. (indica il Presepio) Qua poi ci vengono tutte le montagne con la neve sopra. Le casette piccole per la lontananza. Qua ci metto la lavandaia, qua viene l'osteria e questa è la grotta dove nasce il Bambino (ammiccando) Te piace, eh?  Te piace!
Tommasino ~ (annodandosi la cravatta) No
Luca ~ Bè, certo adesso è abbozzato, non si può dare un giudizio, è giusto. Ti compro pure due cravatte, che questa che tieni è diventata nu lucigno. E per Natale ti regalo dieci lire, così se ti trovi con gli amici, coi compagni, puoi offrire pure tu qualche cosa, e fai bella figura. (indicando un altro punto del Presepe) Qua ci faccio il laghetto col pescatore, e dalla montagna faccio scendere la cascata d'acqua. Ma faccio scendere l'acqua vera!
Tommasino ~ (scettico) Già l'acqua vera!
Luca ~ Sì, l'acqua vera. Metto l'interoclisemo dietro, apro la chiavetta e scende l'acqua. Te piace, eh?
Tommasino ~ No
Luca ~ Ma io non mi faccio capace! Ma lo capisci che il presepio è una cosa religiosa?
Tommasino ~ (sostenuto) Una cosa religiosa con l'interoclisemo dietro?  Ma fammi il piacere!
Luca ~ È  questione che tu vuoi fare il giovane moderno… ti vuoi sentire superiore. Come si può dire: “Non mi piace”, se quello non è finito ancora?
Tommasino ~ Ma pure quando è finito non mi piace.
Luca ~ (arrabbiato) E allora vatténne, in casa mia non ti voglio.
Tommasino ~ E  me ne vado.
Luca ~ Trovati un lavoro qualunque e non mettere più piede qua.
Tommasino ~ (alludendo al Presepe) Ma guarda un poco, quello non mi piace, mi deve piacere per forza?
Luca ~ Ma dalla casa mia te ne vai.
Tommasino ~ Ma il Presepio non mi piace.
Luca ~ (furibondo) E vatténne, perché in questa casa si fanno i Presepi.
Tommasino ~ Me ne vado. (entra Concetta recando una scodella piena di latte e pane) Mo mi mangio 'a zuppa 'e latte e poi me ne vado.
Concetta ~ (dopo aver appoggiato la ciotola sul comodino si avvicina al comò e rovista in un cassetto) Lucarié, che vuò mangià stamattina?
Luca ~ E questa è un'altra tortura matutina. Ogni mattina: “Lucarié, che vuoi mangiare”.  Che t' 'o ddico e fa'?   Io ti dico una cosa, tu poi ne fai un'altra… sa' che vuo' fa'? Domani è vigilia, poi vengono tutte queste feste, e dobbiamo mangiare molto: è meglio che ci manteniamo leggieri. Fai un poco di brodo vegetale che tu lo fai bene, e nce mine trecento grammi di tubetti.
Tommasino ~ (pronto) A me 'e tubette nun me piacene …
Luca ~ Tu te ne devi andare.  Sono tubetti che non ti riguardano.
Concetta ~ (ha preso dei soldi dal cassetto e li ha divisi: una parte li ha messi in una logora borsa di pelle, e un biglietto da cinque lire lo ha stretto nel pugno destro; ora indossa un cappottino liso e un cappello rimediato) E senza frutta!  Domani è quella santa giornata.  So io i soldi che se ne vanno durante questi giorni di festa. Venti lire per la spesa e cinque te le tieni tu dint' 'a sacca, che ti possono servire. Qualche pastore, 'e chiuove… (poggia il biglietto da cinque lire sul tavolo del Presepio) .
Tommasino ~ (ha divorato il pane e latte) Ecco fatto. L'ultima colazione nella casa paterna.  Me ne vado!  Questo padre snaturato ha avuto il coraggio di cacciarmi via dal focolare proprio nei giorni del Santo Natale. So io quello che devo fare… mi trovo un lavoro, ma qua non ci vengo più!
Concetta ~ Tu che stai dicendo?
Tommasino ~ Che sto dicendo?  (si avvicina al tavolo dove il padre sta lavorando e furtivamente s'impossessa del biglietto da cinque lire) Lo vedrai. (ambiguo) La tua creatura non la troverai più! (si avvia verso l'uscita) Fai conto che la tua creatura non è mai esistita. È sparita! (ed esce) .
Concetta ~ Nennì viene ccà…
Luca ~ (finalmente capisce l'allusione e s'accorge della mancanza del biglietto da cinque) S'ha pigliata 'a cinche lire… (gridando dietro a Tommasino) basta ca nun ce viene cchiù dint'a sta casa, t' 'a benedico sta cinque lire!
Concetta ~ Nennì, bell' 'e mammà, viene ccà… (poi con malagrazia, a Luca) Ma ch'è succiesso?
Luca ~ (tornando al suo lavoro) Nun 'o da' retta, a ora 'e pranzo 'o vide arrivà.
Concetta ~ Chillo ha ditto ca se ne va d' 'a casa.
Luca ~ E sarebbe ora. Deve trovare una strada.  In casa mia non lo voglio più.
Concetta ~ (spingendo alle spalle il marito affinché si decida a chiarire il motivo di quella lite) Ma se po' sapé chè stato?
Luca ~ (a quella spinta traballa, perde l'equilibrio e per poco non cade lungo disteso sul Presepe. Fortunatamente si riprende in tempo e reagisce spazientito) Mo me faceve rompere 'o Presebbio.  Ma insomma, mi volete lasciare tranquillo? (perde le staffe e grida furente) Non posso essere distratto! Aggia fa' 'o Presebbio!
Concetta ~ (sorpresa da quel tono insolito, osserva ironica) Lucarié, tu stisse facendo 'a Cupola 'e San Pietro?  (internamente suona il campanello dell'ingresso) E miettece duie pasture ncoppa, come vanno vanno…  (esce per la porta di findo. Dopo poco, dall'interno, chiede con meraviglia) E tu che ffaie ccà, a chest'ora?
Entra Ninuccia seguita da Concetta che si ferma a guardarla preoccupata.  Ninuccia è la prima figlia di Luca e Concetta. Veste un elegante abito invernale: cappello, guanti e borsetta; ostenta diversi bracciali d'oro massiccio.  È ancora furente e accaldata per un'ennesima lite avuta con il marito.
Luca ~ Ninù tu staie ccà?
Ninuccia ~ Bongiorno, papà. (prende una sedia e la colloca sgarbatamente al centro della stanza fra Luca e Concetta, e siede ingrugnita e torva) .
I due genitori si guardano significativamente, ognuno per quello che pensa dell'altro, Concetta enigmatica nei confronti di Luca incassa le accuse che egli le rivolge. Cessato il gioco mimico, con una santa pazienza e con dolcezza, Luca si rivolge alla figlia.
Luca ~ Ch'è stato?  (Ninuccia tace) Te sì appiccecata n'ata vota co' tuo marito? (Ninuccia non risponde) Io non capisco… quello è un uomo che ti adora. Non ti fa mancare niente: ti mantiene cone una gran signora, t'ha miso quell'appartamento!  È un uomo ch'adda faticà, ha bisogno della sua tranquillità. Tiene centinaia di operai che dipendono da lui, tiene i pensieri! Perché vi siete contrastati? (Ninuccia rimane ostinatamente muta) Perché vi siete contrastati? (visto che la figlia non risponde, tenta di usare un tono più forte e risentito nel ripetere la domanda) Perché vi siete contrastati?  (ma la domanda ottiene lo stesso risultato per cui Luca, rivolgendosi a sua moglie e indicando sua figlia, sentenzia convinto) Questo è un altro capolavoro tuo!
Concetta, incurante di quell'apprezzamento, prende una sedia, la avvicina a quella della figlia e inizia un dibattito sommesso e convenzionale che assomiglia più a un bisbiglio, a un farfugliare che a un vero e proprio discorso. Luca tende l'orecchio, ansioso di raccogliere almeno una di quelle frasi che lo possa mettere in condizione di ricostruire il filo misterioso dell'accaduto. Visto e considerato che il tentativo fallisce, esclama indignato:
Luca ~ Insomma, io non debbo sapere niente!
Concetta ~ (quasi commiserandolo) Ma che devi sapè… fa' 'o Presebbio, tu…
Luca ~ Tu sei la mia nemica!  Te l'ho detto sempre.   Aggia fa' 'o Presebbio?  E faccio 'o Presebbio!  Che gente, Giesù Giesù… io nun me ne faccio capace! Però se succedono guai da me non ci venite.  Se succedono guai, io faccio 'o Presebbio. (prende il barattolo con la colla) Mo vaco a scarfà 'à colla… Ve la piangete voi e le vostre anime dannate. Che razza di gente: nemica del proprio sangue! (le due donne riprendono a parlare sottovoce, senza dare importanza a ciò che egli dice. Luca tende ancora l'orecchio, ma disarmato di fronte all'impossibilità di comprendere, rinunzia definitivamente) Niente, niente… fra madre e figlia è un altro linguaggio! (ed esce borbottando) .
Concetta ~ (libera della presenza del marito, chiede a Ninuccia la conclusione di ciò che le stava raccontando) E accussì?
Ninuccia ~ Aggio avutate 'e spalle e me ne sono andata.
Concetta ~ (allarmata) Uh, mamma mia, ma che sì pazza?  E chillo mo viene qua.
Ninuccia ~ Io non ne posso più!   È un uomo che mi tormenta con la gelosia.
Concetta ~  Ma cara mia, tu dovresti camminare un poco più diritta… io te so' mamma e t' 'o pozzo dicere.
Ninuccia ~ Ma perché, che faccio io?  Che faccio? (poco riguardosa verso sua madre) Ma non mi fate ridere! Il fatto vero è che che io sono una stupida.  Questo sì! Faccio solamente chiacchiere.  Devo fare i fatti?  E io li faccio. (trae dalla borsetta una lettera e la mostra a sua madre) Ecco qua. Lo lascio, me ne scappo. (e legge l'intestazione della busta) “Per il signor Nicola Percuoco. Urgente”. (trae il foglietto dalla busta e ne legge il contenuto) “Il nostro matrimonio fu un  errore.  Perdonami. Sono innamorata di Vittorio Elia e fuggo con lui questa sera.  Addio. Ninuccia”.
Concetta ~ (terrorizzata) Ma che sì' pazza?  E tu 'o vuo' fa' murì a chillo pover'ommo… (maternamente violenta) Faccia tosta che sei! Damme sta lettera… (e s'avventa sulla figlia per strapparle la lettera di mano. Ninuccia resiste) Damme sta lettera, te dico!
Ninuccia ~ No, mammà!   No!
Concetta ~ (con un ultimo sforzo riesce a strappare la lettera alla figlia) Lascia!
Ninuccia ~ (indispettita) E va bene, pigliatavélla! (siede rabbiosa) .
Concetta ~ (si avvicina al mobile e quasi piangendo si rivolge implorante all'immagine sacra della Madonna) Madonna mia,  Madonna mia… trova tu na strada! (poi, rivolgendosi a Ninuccia, afferma decisa) Beh, se dici un'altra volta quello che hai detto, l'uocchie mieie nun 'e vvide cchiù!   Chillo t'è marito, ch'è fatto, uno qualunque? Quanno nun 'o vulive bbene, ce penzave primma.
Ninuccia ~ Io nun 'o vulevo! Voi m' 'o vulisteve da' per forza!
Concetta ~ Ma mo è fatto e non c'è più rimedio.
Ninuccia ~ E io me ne scappo.
Concetta ~  E io te mengo na cosa nfaccia!
Ninuccia ~ (inviperita) E a chi aspettate? Fatelo! Uccidetemi pure… (imprecando contro il suo destino) Ma perché sono stata così disgraziata? Però ricordatevi che io non sono più stupida come una volta… adesso non potete fare di me tutto quello che vilete. I nervi so' nervi e io non li controllo più. Comme stongo mo cu' 'e nierve, scasso tutte cose!
Concetta ~ (disarmata di fronte a quella insolita ribellione) Neh, guè…!
Ninuccia ~ Si, scasso tutte cose! (e come una forsennate gira per la stanza e manda in frantumi tutto ciò che trova a portata di mano: la scodella che è servita per la zuppa di latte di “Nennillo”, il piatto che la ricopriva, gli oggetti che sono sul comodino, perfino tre o quattro gingilli di gesso e terracotta che facevano bella mostra sul comò. Non contenta, raggiunge il Presepe in costruzione e lo riduce a pezzi. Concetta, avvilita, siede ai piedi del letto grande e inavvertitamente lascia cadere la lettera in terra tra i cocci dei piatti e degli altri oggetti. L'ira di Ninuccia è placata. Scoppia a piangere e siede di nuovo, nascondendo il volto fra le mani) Site cuntenta, mo?
Luca ~ (entra dalla destra, tutto compreso nel rimescolare lentamente la colla sciolta nel barattolo.  A due passi dalla porta si ferma perché ha urtato col piede contro un coccio di piatto.  Osserva intorno il danno arrecato da Ninuccia, vede la moglie che piagnucola, e chiede preoccupato) Ch'è stato?
Concetta ~ Niente, niente…
Luca ~ Niente?!  Ccà pare Casamicciola… (solamente ora si accorge della fine pietosa del suo Presepe.  Trasale, sbarra gli occhi e con vove rotta dalla rabbia chiede alle donne) 'O Presebbio?!  Chi è stato che ha scassato 'o Presebbio?
Concetta ~ È stata figlieta, 'a vì'?   Pigliatella cu' essa.
Luca ~ Cu' essa?  Me l'aggia piglià cu' donna Cuncetta!   Cuncé, te l'ho detto sempre:  tu sei la mia nemica! Ecco l'educazione che hai dato ai tuoi figli, e questi sono i frutti che raccogli!  (ora sbraita senza riserve) Ma io me ne vado!  Vi lascio a tutti quanti, vi saluto! Vado sopra a una montagna a fare il romito!
Concetta ~ (sentendosi vittima, calpestata e avvilita) Io… io… e sempe cu' me, tutte cu' me… (come presa da una furia improvvisa, grida istericamente e gestisce come una folle) Nun ne pozzo cchiù!   Nun ne pozzo cchiù!   M'hanno distrutto!   Marito, figli, parenti… Nun ne pozzo cchiù  (finalmente, come presa da deliquio, lentamente si piega su se stessa, riversa ai piedi del letto, col capo contro i materassi) Aiutatemi…
Luca ~ È morta muglierema…
Ninuccia ~ Mammà, mammà, ch'è stato? (corre verso di lei e la soccorre) .
Luca ~ (passando davanti al comò ed ai santi, si toglie il berretto) Mado', famme 'a grazia!  (poi corre verso il fondo e chiama) Pascalì, Pascalì, sta murenno muglierema!  (si avvicina al letto dove ora giace Concetta) Cuncé,  parla!
Pasquale ~ (dal fondo) Ch'è stato, Lucarié?
Luca ~ Sta murenno muglierema…
Pasquale ~ Tu che stai dicenno?
Luca ~ Vai a pigliare la bottiglia coll'aceto.
Pasquale ~ Non ti allarmare, è cosa 'e niente (esce per la destra) .
Luca ~ Cuncé, parla, fa' un discorso… parla, Cuncé! (la scuote) Cuncé…
Ninuccia ~ Piano, piano
Pasquale ~(torna con la bottiglia dell'aceto e la porge a Luca) Ccà sta 'acìto…
Luca ~ (prende la bottiglia e la mette sotto il naso di Concetta, dicendo al fratello) Accendi le candele! (Pasquale prende dalla tasca la scatola dei fiammiferi, ne accende uno e si accinge ad accostare la fiamma alla candela più vicina) Apri gli occhi, Concé…
Concetta ~ (reagisce all'odore dell'aceto, apre gli occhi e farfuglia) Sì, sì…
Luca ~ (fermando il gesto di Pasquale) Aspetta Pasca'… stuta, stuta: sta parlanno.
Ninuccia ~ Mammà, come vi sentite?
Concetta ~  (con un filo di voce) Aiutateme, aiutateme…
Pasquale ~ Ma se po' sapé ch'è stato?
Concetta ~ (evasiva) Niente, niente…
Luca ~ È inutile che domandi, perché qua non si può sapere niente.
Pasquale ~ (reggendosi a stento i pantaloni come ha fatto fino a quel momento) Lucarié, tuo figlio s'ha arrubbato pure 'e bratelle…
Luca ~ (repentinamente si sgancia la cinghia e la porge al fratello come per tacitarlo) Pìgliate chesta.
Pasquale ~ (accettando l'offerta di buon grado) Ma come si deve fare con quel ragazzo?
Luca ~ È mariuolo Pasca'. È una cosa assodata, è inutile parlarne.  Trovate una camera mobiliata…
Pasquale ~ Sì, m'a trovo, m'a trovo… non si può vivere con questo incubo in casa. (si avvia per andarsene in camera sua e continua a borbottare fra sé, convincendosi sempre più che presso i parenti non c'è posto per lui) Me ne devo andare… me ne devo andare.  E che aspetto, ca nu juorno 'e chiste s'arrobba pure a me a dint' 'o lietto?  (ed esce) Luca ~ (avvicinandosi al letto, chiede teneramente a sua moglie) Mo comme te siente?
Concetta ~ (con un tono di voce più rassicurante) Eh… nu poco meglio.
Luca ~ Tu nun m'he 'a fa' mettere appaura a me… (commosso) He 'a vedé che paura me so' miso! Cuncé, ccà simme rimaste io e te solamente… 'e figlie nun 'e ddà retta, tanto se sape 'a riuscita che fanno.  Cuncé, penzammo a nuie. (con sincera amarezza) Hai voglia 'e te sacrificà pe' lloro… è comme si nunn 'e facisse niente… Cuncé, si tu muore, moro pur'io! (un nodo di pianto si stringe alla gola: si toglie gli occhiali e si asciuga una lacrima) Come ti senti?
Concetta ~ Meglio.
Luca ~ (a Ninuccia) Si vede: ha miso culore n'ata vota.
Ninuccia ~ Sì sta meglio.
Luca ~ (ferma lo sguardo sul Presepe distrutto e dopo una piccola pausa, dice quasi fra sé) Mo miettete a fa' o Presebbio n'ata vota…
Ninuccia ~ Papà, voi pensate 'o Presebbio?
Dall'interno squilla il campanello della porta d'ingresso.
Luca ~ Apro io, tu statti vicino a mammà. (si avvìa per uscire; passando davanti al comò si toglie il berretto accennando un fuggevole ringraziamento verso le sacre immagini, ed esce) Grazie…
Ninuccia ~ (implorante come per chiedere scusa per lo scatto di poc'anzi) Mammà…!
Concetta ~ Tu me vuò vedé morta, a me.  Ma comme, tu scrive chella lettera? Tu la sai che tuo marito è un uomo positivo. Se quello ha la certezza di una cosa simile… chillo t'accìde! Siente a mammà: giurami che questa lettera non ce la mandi, che ci fai pace e finisce questa storia.
Ninuccia ~ (poco convinta) T' 'o giuro, mammà.
Luca ~ (entrando con Nicolino) Niculì, stava morendo mia moglie…
Nicolino ~ (è un uomo sui quarantacinque anni; veste con eleganza vistosa, porta diversi anelli e una spilla d'oro alla cravatta; i suoi gesti sono lenti, compassati; è più furbo che intelligente; per correre dietro alla moglie dopo la lite in casa sua, si è vestito in fretta, per cui non ha badato ai dettagli della sua toletta: il panciotto è abbottonato storto, la cravatta annodata alla meglio, il lembo posteriore della camicia fuori dalla giacca) Voi che dite?
Luca ~ Ce l'avimmo vista perza p' 'e mmane.
Nicolino ~ (s'avvicina al letto affettuosamente) Mammà, ch'è stato?
Concetta ~ Niente, nu giramento 'e capa.
Luca ~ Mangia poco, mangia come un uccellino. Pure i dispiaceri… è arrivata Ninuccia tutta turbata… io l'ho capito che vi siete contrastati, ma non ho potuto sapere la ragione.  Perché vi siete contrastati?
Nicolino ~ No, niente…
Luca ~ (rivolto alle donne) Permesso. (trae il genero in disparte) No, sai che d'è, Niculì: quella, Concetta mi mantiene all'oscuro, non mi dice mai niente per non darmi dispiaceri… lo fa per bene, povera donna. Ma fra uomini potiamo parlare. Perchè vi siete contrastati?
Nicolino ~ No, niente…
Luca ~ (esasperato dal ripetersi di quella risposta) Questa è una società…
Nicolino ~ (alla moglie, conciliante) Ma insomma, avimm' 'a fa' l'opera? (e nel girarsi verso sua moglie, mostra a Luca lo stato in cui si trova la camicia. Luca se ne meraviglia, ma non osa richiamare l'attenzione degli altri) Dobbiamo fare storie come se fossimo due ragazzini. (rivolto a Luca) Io so' n'ommo serio!
Luca ~ (guardando la camicia) E io questo dico…
Concetta ~ (con uno sguardo significativo a Ninuccia) È stato un malinteso, meh: facite pace.
Nicolino ~ (cordiale) Io pé me so' pronto.  Chella è essa che non la potete capì 'e nisciuna manèra.
Luca ~ Devi avere pazienza.  (entra Tommasino, torvo e ingrugnito e si siede sul letto, in disparte). Ah, sei tornato? È finita la superbia.
Tommasino ~ Faccio prima Natale e poi me ne vado.
Luca ~ E io lo sapevo! (a Nicolino) Che ci vuoi fare, Niculì, io sono stato disgraziato con i figli. 'O masculo è peggio d' 'a femmina. Colpa tua, Cuncé... nun te piglià collera e nun te fa venì svenimente. Sei stata debole. (alludendo a Ninuccia) 'A femmena, devo dire la verità, è colpa mia.  Sai, prima figlia... 'a femmina... So io quello che mi è costata: dolori, dispiaceri... (a Concetta) Te ricuorde quanno stette malata?  Ebbe il tifo nella pancia. Facettemo 'o voto 'a Madonna. (si toglie il berretto) I figli sono gioie e dolori... Poi lo studio: leggeva, leggeva... tenevamo una casa piena di libri. Perchè ha studiato veramente lei. Quello, (indica Tommasino) è analfabetico, ma questa no, questa quando apre la bocca, parla. 'A notte fino a tardi: le due, le tre e mezza, leggeva ancora.   “Ninù, stuta 'a luce!”  E lei rispondeva: “Eh, per un poco di luce!”  Io po' pare che volevo risparmiare la luce...  È perchè il sonno della notte fa bene ai ragazzi... Te l'ho detto: gioie e dolori.  Poi ti presentasti tu, per la domanda di matrimonio.   Il colpo di grazia!
Nicolino ~ Eh addirittura?
Luca ~ Niculì, qua fino al giorno del matrimonio, si piangeva notte e giorno.
Nicolino ~ E che si sposava, un delinquente?
Luca ~ Per carità!  Io te voglio bene. È vero, Cuncé: io parlo sempre di Niculino.
Concetta ~ Come no?
Luca ~ È questione che tu dicesti: “Io ho già comprato l'appartamento per il matrimonio”  noi invece pensavamo di fare una casa.
Nicolino ~ Capirete, ci sono delle esigenze... le relazioni con gli altri commercianti...
Luca ~ Certo. E voi fate sempre ricevimenti. Tu hai diritto. Ma pensa un padre che si vede togliere la figlia femmina che si sposa e se ne va... (si commuove al pensiero) Che vuoi sapere... che vuoi sapere... (fissando Tommasino, considera ed ammette il caso paradossale) Ti potevi sposare a quello. (indica Tommasino) Ti facevo una statua d'oro! (ne ride con gli altri).
Tommasino ~ E già, io poi mi sposavo a lui.
Luca ~ No, io dico se tu evi femmina.
Tommasino ~ Non me lo sposavo.
Nicolino ~ (scherzando) E io mi sposavo a te?
Tommasino ~ Stiveve fresche tutt' 'e dduie.
Luca ~ Che centra? Io dico se tu evi femmina.
Tommasino ~ Non me lo sposavo.
Luca ~ Ma che discorso inutile. Scusa, Niculì. (al figlio) Se tu evi femmina... Sei femmina tu?
Tommasino ~ No.
Luca ~ Se tu evi femmina, io, come padre che comanda e il figlio deve sottostare, io ti dicevo “Sposate a Niculino”, tu te lo dovevi sposare.
Tommasino ~ Se io evo femmina, ti rispondevo: “Non mi piace”.
Luca ~ Ma tu capisci, quello mi deve contraddire pure con le cose impossibili!
Nicolino ~ È carattere.
Luca ~ (taglia corto e ripiglia il discorso di prima) Andiamo, su: fate pace, voi due, e nun ce facite sentì nuvità.
Concetta spinge Ninuccia verso Nicolino, e Luca spinge questi verso Ninuccia.
Tommasino ~ (nel girarsi, Nicolino ha mostrato il lembo della camicia che esce fuori dalla giacca) Uh, Niculino c' 'a pettola 'a fore!
Luca ~ (a Ninuccia) Tu l'hai fatto perdere 'a capa a quello. Per correre appresso a te, ha fatto una bella figura. (a Tommasino) Io pure me n'ero accorto, ma aspettavo il momento giusto per dircelo. Ma come, così si dice? “Niculino c' 'a pettola 'a fore!”
Tommasino ~ E come si dice?
Luca ~ Si chiama in disparte, e si dice: “Senta, lei tiene la pettola da fuori”. (rientra Nicolino, e Luca lo spinge verso Ninuccia) Non fate ridere la gente. Domani è quella santa giornata, e dovete stare in pace. Ve ne venite qua. Cuncetta ha preparato nu pranzo magnifico, non ci manca niente.
Nicolino ~ Aggio ordinato quattro aragoste, v' 'e manno stasera.
Concetta ~ Volevo fa' 'o ppoco 'e spesa pe' stamatina. Mo scendo nu momento.
Luca ~ Addò vuò jì!  Cuncé, tu te sì ntisa male, ma che te ne vuoi andare all'altro mondo?   Mo scendo io.
Nicolino ~ Ma niente affatto, ci penso io... vi mando tutto per un giovane mio.
Luca ~ Si, ma non esagerare. Noi ci vogliamo mantenere leggieri. Nu poco 'e brodo vegetale... Ninuccia conosce le verdure che ci vogliono... e cinquecento grammi di tubetti.
Nicolino ~ Ma che dovete fare co' sto brodo vegetale? Mo vi mando una bella gallina!
Luca ~ E certo, quello il brodo di gallina è sostanzioso... ma noi ci vogliamo mantenere leggieri. Brodo vegetale e cinquecento grammi di tubetti.
Nicolino ~ Ma niente affatto, vi dovete sostenere. Io vi mando una bella gallina.
Luca ~ (testardo) Tu mànneme 'a gallina, ma io mi faccio 'o brodo vegetale.
Concetta e Ninuccia, parlando fra loro, sottovoce, escono dalla stanza.
Nicolino ~ Stateve buono, papà
Luca ~ (alludendo alla figlia) Devi avere pazienza... io non so perchè vi siete contrastati, ma ti dico: agge pacienza.
Nicolino ~ Ma vi pare!
Luca ~ Io conosco il carattere di Ninuccia e capisco che non è facile per te assecondarla in tutti i capricci. (con trasporto) La devi volere bene. Io tengo un'età, e pure Concetta, Dio lo sa... Ninuccia è la luce degli occhi miei, e devo sapere che quando non ci sono più, per lei ci sta un uomo come te che la comprende e la considera, se no, io moro dannato...
Nicolino ~ (sincero) Ma ve pare, papà! Io 'a voglio tanto bene e tanto bene... (non osa aggiungere che sarebbe capace perfino di perdonare un tradimento) .
Luca ~ Grazie, grazie! (e dopo aver stretto significativamente la mano di Nocolino, la porta alle labbra e la bacia) .
Nicolino ~ (non fa in tempo a sottrarre la mano e ne rimane mortificato) Ma che fate?  Sono io che devo baciare la mano a voi (e gliela bacia) .
Luca ~ (fa per ritirare la mano, ma Nicolino, credendo che gliela voglia baciare di nuovo, non la lascia andare, e così Luca esclama concitato) Lascia, Nicolì, lascia 'a mano!
Nicolino ~ Ma niente affatto! (e la trattiene) .
Luca ~ (perentorio) Nicolì, làssa (e ritira la mano, mostrando i pantaloni che a stento riesce a tenere su con la sinistra) Se ne cade 'o cazone!
Nicolino ~ E scusate, metteteve na cinta.  Stateve bbuono.
Luca ~ (si avvia con lui, sorridendo gli mostra i cocci sparsi per la stanza) Chella ha scassato mezza casa.
Nicolino ~ (avviandosi verso l'uscita) E fate una noticina, mi fate sapere quant'è.
Luca ~ Ma che si' pazzo?  Tutta robba vecchia. Nun 'o dicere manco pe' pazzià.
Nicolino ~ A domani sera (ed esce).
Luca ~ (nel raccogliere i cocci trova per caso la lettera di Ninuccia che Concetta ha lasciato cadere per terra. Incuriosito la raccoglie, legge l'intestazione e chiama suo genero che non ha ancora raggiunto le scale) Niculì!
Nicolino ~ (torna indietro e si affaccia alla porta di fondo) Dite, papà.
Luca ~ Questa è roba tua.
Nicolino ~ (credendo di avere smarrito sul serio una sua lettera, ne legge l'indirizzo e poi l'intasca) Grazie, papà.  A domani sera.
Luca ~ Facciamo una bella vigilia, in grazia di Dio. (Nicolino esce. Luca fila dritto verso il Presepe danneggiato mentre Tommasino, assente completamente a tutto ciò che si è svolto in quella camera intorno a lui, ha costruito un pulcinella di carta e lo fa muovere, divertendosi un mondo. Luca raggiunge il presepe e si accinge al lavoro) Mo miettete a fa' 'o Presebbio n'ata vota...

Secondo Atto

La stanza da pranzo di casa Cupiello. Una porta comune in fondo e due laterali: quella di sinistra dà in cucina, quella di destra nelle altre stanze ell'appartamento. In fondo a sinistra una credenza sulla quale trionfano tutte le specialità natalizie; non manca la rituale "croccante", gli struffoli e la pasta reale. Al centro, il tavolo da pranzo imbandito per le grandi occasioni. In fondo a destra, ad angolo fra due pareti, occupa il posto d'onore il Presepe ultimato. Il lampadario centrale è addobbato con stelle d'argento e oggettini natalizi.

Quattro lunghi festoni di carta velina colorata, partendo dal centro del lampadario raggiungono gli angoli della stanza. E' sera, le ventuno circa. Si aspettano Ninuccia e Nicolino per fare onore al pranzo della Vigilia e per andare alla rituale messa di mezzanotte. Concetta siede accanto al tavolo, stacca le cime dai rigogliosi broccoli di Natale e le ammassa via via in una grossa insalatiera. Intanto conversa con Raffaele il portiere, il quale, con finto interesse, ascolta per l'ennesima volta le medesime cose.

Concetta ~ Don Rafè, mi credete, mi è venuto lo sconfìdo..
Raffaele ~ Ma c' 'o dicite a fà.. io saccio tutte cose..
Concetta ~ C' avit' 'a sapè.. c'avit' 'a sapè.. io sono una povera martire. 'O cielo m' ha vuluto castigà cu' nu marito ca nun ha saputo e nun ha vuluto fà maje niente. In venticinque anni di matrimonio m' ha cunsumata, m' ha ridotto nu straccio. Che sò cchiù chella 'e na vota? E se nun era pe' me, chissà quanta vote sta casa sarebbe andata sotto sopra.
Raffaele ~ Io e mia moglie lo diciamo sempre: vuje avivev' 'a nascere c' 'o cazone!
Concetta ~ Adesso avete detto una cosa santa. (indicando il Presepe) Vedete se è possibile: n' ommo a chell' età se mette a fà 'o Presebbio. Sò juta a dicere: "Ma che 'o ffaje a fà".. vuje capite, don Rafè, nuje nun tenimmo criature, me pare na spesa e nu perdimento di tempo inutile.. sapete che m' ha risposto? "'O faccio pe' me, ci voglio scherzare io!" Che ne volete sapere.. Adesso è uscito.
Raffaele ~ E come correva!!
Concetta ~ E' andato a San Biagio dei Librai, dice che doveva comprare certi pastori che si sono rotti.
Raffaele ~ Vuje putisseve sta' dint' 'a pace degli angeli. 'A figlia vosta s' è sistemata bene. Tummasino.. ve dà nu poco 'e pensiero, è ovè?
Concetta ~ Fosse tutto p' 'o masculo! Se capisce, è giuvinotto, fa qualche pazzaria, ma è l'età: tutto è perdonabile. Don Rafè, 'o guaio 'e chesta casa è mio marito.
Raffaele ~ (sorridendo) ce vò pacienza. E 'a figlia vosta fa Natale cu' voi?
Concetta ~ Embè, se capisce. Più tardi viene assieme al marito.
Raffaele ~ Pe' cient' anni e cu' salute. Siete rimasta contenta dei capitoni?
Concetta ~ Si, so' belle.. A me me fanno schifo: Lucariello ce va pazzo.
Raffaele ~ Tanti auguri, e se avete bisogno di me, chiamatemi.
Concetta ~ Stateve bbuono.
Raffaele esce
Pasquale ~ (sbraita dall'interno) E mo basta, mo! Chesta è na storia c' adda fernì. Mo me sò stancato mo!
Concetta ~ (gridando) Ch' è stato?
Pasquale ~ (entrando nervosissimo) E che deve essere, donna Concè? E' sparita un'altra cinque lire. Ma che vaco arrubbanno? Io per guadagnare cinque lire devo cecare una settimana intera e fa' nummere dint' 'o Banco Lotto.. Che porcheria! ma sta vota 'o trovo 'o mariuolo. 'O trovo, pecchè ieri sera feci un segno su tutti i soldi! Si trovo 'a cinque lire cu' 'a croce ncoppa me faccio attaccà pe' pazzo.
Concetta ~ (sulle sue) Ma chi volete ca s' 'a pigliava, sta cinque lire vosta?
Pasquale ~ Donna Cuncè qua sti servizielli li fa Nennillo.
Concetta ~ Don Pasqualì, badate come parlate, Nennillo danare dint' 'a casa nun ne tocca.
Pasquale ~ 'Onna Cuncè, chillo è nu brigante! Ma io non capisco, voi lo difendete pure! Vi pare, io sono lo zio, è figlio a mio fratello, 'o pozzo vulè male? E' questione che più di una volta l' aggio ncucciato cu' 'a mano dint' 'o gilè mio.
Concetta ~ Chillo va truvanne sempe quacche làppese..
Pasquale ~ Quà làppese! Ajere nun ha cunfessato che s' aveva arrubbato 'e scarpe e 'o cappotto?
Concetta ~ (minimizzando) Quello fuje na cumbinazione..
Pasquale ~ M' ha chiamate na cumbinazione?
Concetta ~ Va bene, comme vulite vuje..
Tommasino ~ (dall'interno) Entra Vittò, entra.
Pasquale ~ 'O vvi lloco, stu bello mobile. (si prepara allo scontro che dovrà avere col nipote).
Tommasino ~ (entrando) Viene, te staje n' atu ppoco cu' me e poi te ne vai.
Vittorio ~ (è un giovane sui venticinque anni, dall'aria seria e piuttosto malinconica. Veste con eleganza sobria, porta un cappotto invernale ed ha i guanti. Nell'entrare scorge Concetta e ne prova un certo disagio: abbassa gli occhi e riesce appena  a dire confusamente un generico) Buonasera.
Concetta ~ (lo fulmina con uno sguardo e a denti stretti risponde) Buonasera.
Tommasino ~ Mammà ccà sta Vittorio, l' amico mio.
Concetta ~ (evasiva) Bravo, me fa tanto piacere.
Tommasino ~ (insospettito dall'andirivieni di Pasquale, il quale non gli risparmia di tanto in tanto occhiatacce di minaccia, tasta il terreno) Zì Pasqualì, bonasera.
Pasquale ~ (sostenuto) Buonasera. (gira ancora per la stanza, poi di sorpresa affronta il nipote, puntandogli l'indice sul muso) Tu t' he pigliata 'a cinque lire 'a sopra 'a culunnetta. Non negare!
Tommasino ~ Io? Quando mai!
Pasquale ~ O sputi le cinque lire o te ntosseco Natale!
Tommasino ~ Io non m' aggio pigliato niente.. So' cose 'e pazze! E' possibile che io debbo essere offeso davanti agli amici? (si scioglie in un pianto dirotto, sproporzionato e incredibile).
Pasquale ~ E' inutile che vai a quaglia: pos' 'a cinque lire!
Concetta ~ (risentita e commossa) Don Pasqualì, mo me pare c' 'a putisseve fernì. M' 'o facite ghiagnere cu' 'e llacreme sta povera anema 'e Dio. (accoglie "Nennillo" sul suo seno e lo accarezza maternamente) Viene 'a ccà, bello 'e mammà.
Pasquale ~ E solo tua madre si può commuovere a chesto pianto 'e sciacallo.
Tommasino ~ (volgendosi torvo e minaccioso) Chissà quà vota 'e cheste..
Pasquale ~ Neh, quello minaccia! Guè, io sono il fratello di tuo padre, sà! E mo che viene gli dico tutte cose. Sputa le cinque lire.
Concetta ~ Ma vedite bbuono. Fosse caduta nterra?
Pasquale ~ Donna Cuncè, io aggio fatto 'a cammera spingola spingola. Eppure ve voglio fà cuntenta. Adesso vado a vedere un' altra volta. Se non trovo le cinque lire me faccio attaccà pe' pazzo!
Tommasino ~ Però ci andiamo insieme.
Pasquale ~ Pecchè, se trovo la cinque lire, dico che non l' ho trovata?
Tommasino ~ Non lo so, ma io devo stare presente. Se si trova la cinque lire, te lo giuro sull'anima santa di mia madre..
Pasquale ~ Giesù, quella è viva, chillo dice "sull' anima santa"!
Tommasino ~ Perchè, l'anima la tengono solo i morti? Te lo giuro sull'anima viva e santa di mia madre: mi metto in mano all'avvocato.
Pasquale ~ E io ti faccio un giuramento sacro, un giuramento che non ho mai fatto nella mia vita: te lo giuro sul direttore del Banco Lotto di Napoli, che se non trovo la cinque lire, ti faccio fare Natale al Pronto Soccorso.
Tommasino ~ E mo vediamo.
Pasquale ~ E mo vediamo.
Vittorio ~ (commentando la freddezza con cui Concetta lo ha accolto) Donna Concè, ho fatto proprio male a salire?
Concetta ~ Voi ve ne dovete andare. Stasera viene mia figlia col marito a fare Natale con noi e non ci vogliamo amareggiare la serata.
Vittorio ~ Ma perchè?
Concetta ~ E' inutile che facite 'o scemo. E statevene accorto, perchè il marito sa tutto.
Vittorio ~Sa tutto?
Concetta ~ Per una lettera che mio marito, senza sapere niente, ha consegnato nelle sue mani. So io quello che c'è voluto per farli fare pace un'altra volta. (quasi piangendo) Le mie lacrime..
Vittorio ~ (dopo breve pausa, commosso afferma con trasporto) Donna Cuncè, io 'a figlia vosta 'a voglio bene!
Concetta ~ (come di fronte a una enormità incredibile) Uh, Madonna mia, chillo m' 'o ddice 'nfaccia! Come se mia figlia non fosse sposata. E' maritata, lo volete capire, si o no? Ma vuje a chi site venuto a nguajà? Ringraziate a Dio che sono sola. Maritemo è comme si nun 'o tenesse.. Mio figlio, nun ne parlammo, chillo è guaglione.. Pecchè si tenesse a n'ato ommo vicino, chesta storia sarebbe già finita.
Vittorio ~ (sincero) Non vi amareggiate, me ne vado. (dopo breve pausa) Voi non sapete quello che stiamo soffrendo io e vostra figlia. Nun 'o vò bene 'o marito, nun 'o vò bene!
Concetta ~ (sapendo di asserire il falso) 'O vò bbene! E vi prego di andarvene. Uscite immediatamente. (ed esce alla svelta, precedendolo).
Vittorio gira sui tacchi e lentamente si avvia, ma si ferma perche Concetta ritorna allarmata, gli blocca il passo e gli fa dei segni incomprensibili. Dopo poco appare Luca, e non si accorge della presenza di Vittorio. Si libera del cappello che poggerà su una sedia, poi entra.
Luca ~ (a Concetta) Dovevi scendere?
Concetta ~ (confusa) No.
Luca ~ E perchè hai aperto la porta?
Concetta ~ Mi credevo che tu avevi tuzzuliato.
Luca ~ No, io non ho tuzzuliato. Perchè hai aperto la porta?
Concetta ~ Aggio penzato che stive arrivando e aggio apertta 'a porta.
Luca ~ Hai pensato che io arrivavo e hai aperto la porta.. E io sò arrivato veramente.
Concetta ~ Eh!
Luca ~ Telepatia.
Concetta ~ (che non ha capito) Già..
Luca ~ Sai che cosè la telepatia?
Concetta ~ No
Luca ~ Quando io non busso e tu apri la porta. (nel girarsi vede Vittorio e chiede a Concetta) Chi è?
Concetta ~ E' n'amico 'e Tommasino. Se ne stava andando. (e cerca di congedare alla svelta Vittorio) Andate, andate.
Luca ~ Un momento (a Vittorio) Voi siete amico di mio figlio?
Vittorio ~ Lo vedo spesso.
Luca ~ (presentandosi) Luca Cupiello, il padre.
Vittorio ~ Vittorio Elia.
Luca ~ Elia.. Mi fa piacere che mio figlio tiene amici anche, diciamo, signori.. Si vede, vestito bene. Io ce lo dico sempre a mio figlio di scegliere le amicizie, perchè alle volte un cattivo compagno guasta la pianta giovane.
Vittorio ~ Certo.
Concetta ~ Andate che fate tardi.
Luca ~ E tu pare che n' 'o vuò caccià! Hai offerto qualche cosa? Un rosolio, un caffè..
Concetta ~ Non ha voluto.
Luca ~ (a Vittorio) Un dolce.. una pasta reale?
Vittorio ~ No. E' meglio no.
Luca ~ Come volete. (poi a freddo) Avete visto 'o Presepio?
Vittorio ~ No, veramente.
Luca ~ (a Concetta) Nun ce l' he fatto vedè?
Concetta ~ (con sopportazione) Lucariè..
Luca ~ Ma allora che l'aggio fatto a ffà? (mostra il Presepe a Vittorio) Eccolo qua. Mettetevi da lontano, così avete il colpo d'occhio. (lasciando Vittorio a qualche passo di distanza, si avvicina al Presepe, schiaccia un pulsante accendendo tante piccole "lucciole" natalizie sulla sacra composizione, poi esclama con orgoglio) Che?!
Vittorio ~ Bello.
Luca ~ Questo l'ho fatto tutto io, sano sano.
Vittorio ~ (bonariamente ironico) Senza aiuto di nessuno?
Luca ~ (serio) Anzi, contrastato in famiglia: io solo.
Vittorio ~ Bravo, bravo.
Luca ~ Visitate,visitate. Io sono un appassionato. Quando viene Natale, se non faccio il Presepio mi sembra un cattivo augurio. Abituato che la buonanima di mio padre lo faceva per me e mio fratello quando eravamo piccoli.. poi l'ho fatto io per i figli miei.
Vittorio ~ E quest'erba.. L'avete messa pure voi, l'erba?
Luca ~ Si.
Vittorio ~ Bravo, bravo.
Luca ~ (dubbioso, a Concetta in disparte) Chisto me pare ca me sfrùculea..
Concetta ~ E se capisce!
Luca ~ Come, se capisce! Io 'o dongo nu piatto nfaccia.. (a Vittorio) Ma non vi piace? Non è che vi deve piacere per forza.. E poi il Presepio non si fa solo in casa mia, a Natale si fa in tutte le case di Napoli.. Ma non vi piace?
Vittorio ~ Si, si!
Luca ~ (mostrandogli un pacchetto) Adesso sono andato a comprare i Re Magi, perchè quando ho aperto la scatola dove conservo i pastori, e se no a Natale è troppa 'a spesa, ne ho trovato uno con la testa rotta.. Li ho cambiati tutti e tre,se no pareva brutto, uno nuovo e due vecchi! (scarta le tre statuette con gran cura) Questi li ho scelti in mezzo a centinaia di pastori. Faceva un freddo! Ma io mi sono scelti i più belli! Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, che portavano i regali al Bambino Gesù. Guardate le faccine.
Vittorio ~ Bellissimi! E questi li avete scelti voi solo?
Luca ~ Si, io solo.
Vittorio ~ Bravo!
Luca ~ (ormai certo che Vittorio lo prende in giro, rimette i Re Magi nel pacchetto) Voi siete amico di mio figlio, ho capito! (va a spegnere l' illuminazione del Presepe, e si rivolge a Concetta) Ninuccia col marito, sò venuti?
Concetta ~ No ancora.
Luca ~ L'altra mia figlia maritata. Vengono a passare il Natale con noi. Quando viene Pasqua, Natale, queste feste ricordevoli.. Capodanno.. allora ci rinuriamo, ci nurimiamo.. ci uriniriamo.. (non ci riesce a pronunciare l'espressione "Ci riuniamo": sbaglia, annaspa ci riprova.. inutilmente) Insomma, voglio dire.. mia figlia non abita con noi..
Vittorio ~ Ah, no?
Luca ~ E no! Quella ha sposato Nicola Percuoco, che sta bene. La ditta Percuoco.. forse l'avete leggiuta la licrama per la strada DITTA PERCUOCO. Tiene centinaia di operai che dipendono da lui. Tiene i pensieri. E' fabbricante di bottoni, oggetti di regalo, scopette, scatole, specchi.. ma il guadambio importante sono i bottoni. Ha messo quell'appartamento! E' overo, Cuncè?
Concetta ~ (annuisce)  E comme no.
Luca ~ Io quando vado a trovare mia figlia, che lei mi invita sempre a mangiare, io dico: "Ninù, se mi vuoi fare contento, fammi mangiare in cucina", perchè è grande, ariosa, tutta moderna. Ci sta un finestrone che si vede il mare. Io mi metto là vicino con un tavolino a mangiare e mi consolo. E 'o salone? Cuncè, quant'è bello 'o salone..
Concetta ~ Bello, bello..
Luca ~ Quadri, tappeti, argenteria. Ogni pezzo di mobile è un capo d'opera. C'è anche il pianoforte. Non lo sanno suonare, ma c'è. Il panoforte è un mobile che ci vuole in casa. Loro tengono sempre feste, ricevimenti.. Viene il maestro che lo suona, si canta, si abballa.. E allora, mesi e mesi non ci vediamo. Perchè io pure lavoro. Adesso perchè sono giorni di festa, ma se no la mattina alle sette e mezza salto dal letto come un grillo e alle otto e un quarto stono in tipografia.
Vittorio ~ Tipografo?
Luca ~ No, uomo di fiducia. Ho preso il posto che teneva mio padre. faccio pagamenti, mi affidano qualunque somma.. Poi ci sono le chiavi.. Le tengo conservate perchè è una responsabilità.. Concetta, fagli vedere le chiavi.
Concetta ~ Eh, che faccio vedè? Sò 'e chiave grosse d' 'a tipografia..
Luca ~ La sera chiudo, la mattina apro.. e se no come entrano? E dunque, come vi dicevo, mesi e mesi che non ci vediamo.. Ecco che quando viene Natale, Pasqua, queste feste ricordevoli.. Capodanno.. ci rinuchiamo.. ci ruminiamo.. (prova ancora un paio di volte, finalmente spazientito, decide di chiarire a modo suo quel concetto formulando una frase più comune) Vengono e mangiamo insieme.(dopo una breve pausa, chiede a Concetta) E Tommasino?
Concetta ~ Sta dentro con tuo fratello, 'o quale ha perduto cinque lire e dice ca se l' ha pigliate Nennillo nuosto.
Luca ~ Già, come fosse una novità. Quà i soldi spariscono veramente. Fatemi il piacere don Vittorio, ditecelo voi a Tummasino. Quello, ammacàre, a un amico lo sta a sentire, alla famiglia no. Ma adesso ho fatto un accorgimento, ho messo una trappolina.. Si 'o ncoccio, a Tommasino, 'o faccio fà marenna, perchè ladro no!
Dall'interno giunge l'ancora animatissimo dibattito di Pasquale e Tommasino.
Pasquale ~ (internamente) Come vedi non si è trovata.
Tommasino ~ Io sono innocente!
Pasquale ~ (entrando scorge Luca, e incoraggiato dalla sua presenza si avvicina al fratello) Lucariè , chisto s' ha pigliato cinghe lire!
Tommasino ~ Non è vero.
Luca ~ Piano, piano, adesso assodiamo il fatto.
Tommasino ~ Io non ne so niente.
Luca ~ Statte zitto! (a Pasquale) Pasqualì, tu hai torto!
Pasquale ~ Aggio torto?!
Luca ~ E perchè non puoi accusare senza avere la prova irrefrenabile. Lo dici a me, io faccio l'indagine, e se è stato lui ti do la soddisfazione. 'On Vittò, state presente perchè io lo devo mortificare davanti agli amici. (a Tommasino) Viene qua, tu, fammi vedè dint' 'e sacche.
Tommasino ~ (indignato) Ma è cosa che io devo essere trattato come un ladro?
Luca ~ Io sono tuo padre. Famme vedè. (lo trae a sè e gli rovista in tutte le tasche) Si trovo 'a cinghe lire.. (tira fuori una cravatta, da un'altra tasca una trottola e una cordicella per metterla in azione, poi, finalmente, il biglietto da cinque lire; in disparte, al figlio) Eccola qua. Ma è possibile che devi fare queste figure? (mostra il biglietto al figlio avendo cura di non farsi scorgere dagli altri. Tommasino non reagisce, e come se fosse stato suo diritto compiere quel gesto fissa spudoratamente i suoi occhi in quelli del padre: Luca ha un'idea e gli chiede bruscamente sottovoce) Te piace 'o Presebbio?
Tommasino ~ (coglie al volo l'ambiguità di quella domanda e capisce che arrendendosi guadagnerebbe la solidarietà del padre e il biglietto sarebbe suo. Rimane un attimo in riflessione e in lotta con se stesso, ma poi decide e afferma con fierezza) No
Luca ~ (mostrando a tutti il biglietto da cinque lire) Ecco la cinque lire! (la consegna a Pasquale).
Pasquale ~ (esultante) E io lo sapevo!
Luca ~ Vergogna.. Sei ladro.
Tommasino ~ (allusivo) Ma non mi piace, però.
Pasquale ~ (dopo aver osservato il biglietto da una parte e dall'altra. trova finalmente il segno convenzionale che aveva tracciato e, a riprova di quanto aveva intuito, vi punta l'indice sopra per mostrarlo a tutti) Ecco la croce..
Luca ~ Famme vedè. (prende il biglietto dalle mani di Pasquale e l'ossarva) Bella figura! Quello ci ha fatto il segno e adesso non puoi negare. (scorge sul biglietto un altro segno, quello che aveva tracciato lui per cogliere il figlio in flagrante. Per un attimo rimane dubbioso e perplesso, poi trae in disparte il fratello e gli comunica la gravità della constatazione) Pascà, qua ce sta 'a stella che ci ho fatto io.
Pasquale ~ Dove?
Luca ~ Qua. Siccome spesso mi mancavano i soldi, io ci feci un segno.
Pasquale ~ Sarà stato..
Luca ~ Allora tu arruobbe a me e isso arrobba a te.
Pasquale ~ Aspetta nu mumento..
Luca ~ Pascà, lascia stare i soldi miei. Io, Dio 'o ssape!
Pasquale ~ Sarà stata una coincidenza. Tu nce he fatta 'a stella? E io nce aggio fatto..
Luca ~ (interrompendo) 'A posta. N'avutata d'uocchie, è sparita 'a cinque lire. (Pasquale non obietta più nulla . Rimane come preso in trappola) Adesso non posso dire più niente al ragazzo. Chillo dice: "Cca pure 'o zio arrobba".. E va bene: è Natale, nun ne parliamo più.
Pasquale ~ (al nipote) Non lo fare più.
Luca ~ (allusivo) non lo facciamo più.
Vittorio ~ Io me ne vado, vi tolgo il fastidio.
Luca ~ Già ve ne andate?
Concetta ~ Si, si, se ne deve andare.
Tommasino ~ Statte n' altro poco.
Vittorio ~ Mi dispiace, devo andare.
Luca ~ E Natale dove lo fate?
Vittorio ~ Io sono solo a Napoli, la mia famiglia sta a Milano. Mo me ne vado in una trattoria e poi mi ritiro.
Luca ~ E restate a mangiare con noi.
Concetta ~ (istintivamente protesta assestando un pugno sulla schiena del marito) Ne facisse una buona..
Luca ~ (risentito) Cuncè tu t' he sta' quieta! (massaggiandosi la schiena) Io soffro coi reni. (in disparte alla moglie) Tieni la faccia della miseria. Il pranzo è già fatto, la roba ci sta.. Che si può mangiare? Quello è signore, mangia poco. (poi deciso, rivolgendosi a Vittorio) Sentite a me, restate con noi. Pensando che ve ne andate solo in una trattoria, di questa serata, mi fate venire la malinconia.. (Egli stesso, aiutato da Tommasino e Pasquale, toglie il cappotto a Vittorio il quale protesta debolmente, ma poi si arrende).
Pasquale ~ Senza cerimonie, mio fratello ve l'ha detto con tutto il cuore.
Vittorio ~ Lo credo, ma sapete..
Luca ~ Se ve ne andate mi piglio collera. Siete amico di mio figlio e non posso permettere che ve ne andate a fare il Natale solo. (campanello interno) Mia figlia col marito! Tummasì, aràpe 'a porta.
Tommasino esce svelto.
Concetta ~ (traendo in disparte Vittorio) Siete un mascalzone.
Vittorio ~ Signò, io non mi potevo rifiutare.
Ninuccia ~ (vestita elegantemente, porta un pacco di dolci che consegnerà a sua madre) Auguri! (abbraccia la madre).
Nicolino ~ (consegnando un altro pacco di dolci a Luca) Auguri a tutti! (si avvicina a Concetta e Ninuccia).
Luca ~ (aiuta il genero a togliersi il cappotto, lo piega e lo consegna a Pasqualino) Pasqualì, miettelo dint' 'o saluttino, ncoppo 'o divano.
Pasquale ~ Ma ci penso io. (si avvia, poi approfittando del momento di confusione, lascia correre la mano lesta in una tasca e poi nell'altra).
La manovra non sfugge a Luca, che si avvicina al fratello allarmato, e gli strappa il cappotto, nella cui tasca è rimasta imprigionata la mano temeraria.
Luca ~ Pascalì, e che siamo arrivati, alla dogana?!
Pasquale ~ (confuso) Stevo mettendo 'e guante dint' 'a sacca.
Luca ~ She.. va bene! (intanto nota che Tommasino s'è avvicinato servizievole alla sorella e l'ha liberata del cappello e della borsa, e ora, palpeggiando quest'ultima con maestria, fila dritto e esce per la destra. Luca lo segue. Poco dopo Tommasino rientra in camera da pranzo e si rifugia presso la madre. Luca lo segue immediatamente, con la borsa in mano che poi porge a Concetta) Cuncè, nzerra!
Nicolino ~ (si allontana dalle donne e si avvicina a Pasquale) Pasqualì, il Banco Lotto come va?
Pasquale ~ Bene, bene: di queste giornate la povera gente giuoca. Sono giornate di punta.. (e resta a parlare con lui).
Le due donne si sono appartate e parlano fra loro. Luca impartisce un'ennesima lezione di morale al figlio. Vittorio, rimasto inosservato fin dall'arrivo della coppia, osserva il Presepio.
Nicolino ~ (avendo esaurito gli argomenti con Pasquale) Ci siamo tutti?
Luca ~ (con gioia) Tutti! Ah, ci sta pure un amico di mio figlio che tiene la famiglia a Milano, allora io ci ho detto di restare a mangiare qua.. Ti dispiace?
Nicolino ~ No, perchè?
Luca ~ Mo te lo faccio conoscere.. (lo sgomento delle due donne è evidente). Don Vittò, vi voglio rappresentare mio genero. (Vittorio avanza a occhi chiusi). Niculì, ti presento Vittorio Elia, fa Natale con noi, (indicando suo genero) Nicolino Percuoco, fabbricante di bottoni. Tiene centinaia di operai che dipendono da lui. Tiene i pensieri. (Nicolino vedendo Elia resta pietrificato. Gli si legge sul volto la piena di sdegno che vorrebbe traboccare.. Vittorio accenna un lieve saluto col capo. Luca e Pasquale si guardano sorpresi di quella freddezza. Concetta, con la morte nel cuore aggiusta qualcosa sulla credenza, per darsi un contegno e parla sottovoce con Tommasino. Luca disorientato, chiede al fratello) Ma che è stato?
Pasquale si stringe nelle spalle.
Nicolino ~ (trae in disparte Ninuccia, annichilita e sprofondata nel suo dramma, e le chiede con rabbia repressa) Nun ne sapive niente, tu? (e attanaglia in una stretta potente la piccola mano di Ninuccia nella sua gelida e tremante).
Ninuccia ~ (non resiste alla stretta ed emette un grido acuto) Aaaaaaah (libera la mano e massaggiandola con l'altra dice a denti stretti) E statte fermo, ca me faje male!
Luca ~ (dopo aver interrogato gli altri con lo sguardo) Ch' è stato?
Ninuccia ~ Niente..
Luca ~ Ch' è stato, Cuncè?
Concetta ~ Niente, niente..
Luca ~ (prende un piatto dal tavolo e lo agita minacciosamente facendolo tintinnare contro il piatto di sotto) Ch' è stato?
Concetta ~ Niente, Lucariè, niente.
Luca ~ (stizzito) E vide si pozzo sapè niente..
Tommasino ~ (scimmiottando il padre, chiede a Concetta) Ma ch' è stato?
Concetta ~ Niente, Nennì, niente..
Tommasino ~ (più forte) Ch' è stato? (e sbatte il piatto su quello che sta sotto con tanta forza che li rompe tutti e due).
Concetta ~ Madonna, ih che serata! Ninù, vieneme a dà na mano dint' 'a cucina.
Le due donne escono per la sinistra
Nicolino ~ (è riuscito ad appartarsi con Vittorio e con voce sommessa l'apostrofa) Mi darete una spiegazione.
Vittorio ~ Di che cosa?
Nicolino ~ Voi lo sapete meglio di me.
Vittorio ~ Mi attribuite un potere divinatorio che non posseggo.
Nicolino ~ Ad ogni modo più tardi ci spiegheremo.
Vittorio ~ Sono a vostra disposizione.
Luca ~ (interrompe il dialogo tra i due, andando a mostrare a Nicolino con fierezza i tre re Magi che prima aveva fatto vedere a Vittorio) Questi sono i Re Magi, tutti 'e tre: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre..
Nicolino ~ (distratto, seguendo ancora il filo del suo pensiero) Mangiano con noi?
Luca ~ (divertito) Niculì, tu comme staje stunato! (poi sghignazzando si rivolge al fratello e al figlio) Io ho detto: "Questi sono i Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre" e Niculino ha risposto: "Mangiano con noi?" (Pasquale e Tommasino ridono). Sta distratto.. (a Nicolino) Certamente hai fatto un'altra volta questione co' Ninuccia. Nun fate ridere la gente.. Don Vittò, li vedete: lui e la moglie fanno sempre questione! (a Nicolino) Certamente vi siete contrastati per il fatto del mangiare. (ride bonario) Quella, mia figlia lo tortura: non vuole che lui mangia la pasta, perchè dice che s'ingrassa, che aumenta la pancia.. Lui la verdura non la vuole.. Di' la verità, t' he mangiato 'e maccarune? (Nicolino, infastidito annuisce con un sorriso amaro) Ma hai ragione! Un uomo che lavora sta a guardare se cresce la pancia, se non cresce la pancia.. Perciò vi siete contrastati? E' questa la ragione?
Nicolino ~ (prende a caso un coltello dal tavolo e ci guoca simulando indifferenza) No, vi sbagliate.. mai come adesso vedo che c'è un accordo completo. (e nel dire questo, col coltello indica uno per uno tutti i presenti, descrivendo lentamente un semicerchio, allungando poi la mano anche verso la cucina, per indicare nel novero anche Concetta e Ninuccia).
Luca ~ (intuisce qualcosa di torbido che amareggia suo genero, ma nell'incertezza afferma timidamente) E questo ci fa piacere.. Vuol dire che le cose vanno bene e che andate daccordo. Io pure faccio sempre questione con mia moglie.. 'E vote se sentono 'e strille fin' abbascio 'o palazzo.. Ma poi ci vogliamo bene. Parlate male di me a Concetta, seh! Vi mangia vivo.. C'è l'affetto, siamo attaccati l'uno all'altra e così ho educato anche mio figlio Tommasino. (non finisce la frase che un rumore sordo fa sussultare tutti; Tommasino, preso da un irresistibile gusto vandalico, ha lanciato il torsolo della mela che ha divorato contro il Presepe; Luca si rende conto dell'accaduto e si avventa sul figlio per chiedergli conto di quell'azione così fuori posto) Ch' è fatto? Embè, te mannasse 'o spitale!
Tommasino ~ Quella ci stava una mosca ncapa a san Giuseppe.
Luca ~ 'A mosca .. Và truvanno 'a mosca 'o mese 'e dicembre.. Ma io nun capisco, 'o Presebbio nun te piaca, e ce staje sempre vicino.. (a Nicolino) 'O vvì, fà queste cose per dispetto, ma poi è affezionato e vuole bene alla famiglia. Quello mo è un giovanotto, non è più un bambino, eppure quando viene Natale scrive la lettera alla madre. E sono io che lo voglio. Per la madre i figli devono avere sempre lo stesso rispetto. (Rivolgendosi al figlio con un senso di orgoglio) Fai sentire la lettera che hai scritto a mammà.
Tommasino ~ (riluttante) Che le faccio sentì . E' una specie di quella degli altri anni.
Luca ~ E va bene, Niculino la vuole sentire. Liegge.
Pasquale ~ Ogni anno nce avimmo sentere sta litania..
Luca ~ Si nun 'a vuò sentì, vattènne int' 'a camera tua. (al figlio) Leggi.. (alludendo a Concetta) Chella mo sta dentro alla cucina e non sente: liegge. (a Nicolino) Senti, senti i sentimenti di questo ragazzo. (siede accanto al genero disponendosi ad ascoltare con attenzione).
Pasquale siede al lato opposto della stanza, ostile e scettico nei confronti di quell'omaggio filiale
Tommasino ~ (trae dalla tasca la lettera, mentre siede al centro del gruppo. Dopo avere dato un'occhiata significativa a Pasquale, inizia a leggere) "Cara madre, tanti auguri per il santo Natale. Cara madre.."
Pasquale ~ N'ata vòta?!
Luca ~ Pascà, statte zitto. Lo sai che il ragazzo è stato malato, ha avuto la malattia dei nervi e ha fatto la cura rinforzata. Io non posso prendere responsabilità: si chillo te mena nu piatto in faccia, addò arrivammo.. Lo sai che è nervoso. Guarda la gamba.
Infatti Tommasino agita una gamba minacciosamente.
Pasquale ~ La vedo, la vedo..
Luca ~ (a Tommasino) Vai avanti.
Tommasino ~ "Cara madre, da oggi in poi voglio diventare un bravo giovane. Ho deciso: mi voglio cambiare. Preparami.."
Pasquale ~ (interviene pronto e ironico) ..'a cammisa, 'a maglia e 'e cazettine. (come tutta risposta Tommasino lancia violentemente un piatto che va a frantumarsi in mille pezzi ai piedi di Pasquale: questi si alza e guarda esterrefatto i cocci sparsi intorno a lui, spaventato di quello che gli poteva capitare se il piatto l'avesse preso in pieno) Neh, Lucariè, chillo m'ha menato nu piatto!
Luca ~ E io ti avevo avvertito che il ragazzo tiene la malattia dei nervi, che ha fatto la cura rinforzata.. E' nervoso.
Tommasino ~ Guarda la gamba, guarda la gamba.
Luca ~ Pascalì, t'he 'a sta' zitto, Dobbiamo mangiare, piatti ce ne stanno pochi.
Pasquale ~ Si, me sto zitto, me sto zitto. Un delinquente, questo sei! (gira la sedia e siede di spalle, borbottando) Liegge, liegge.. io non ti curo.
Luca ~ (a Tommasino) Vai avanti.
Tommasino ~ (soddisfatto del suo "eroismo", si dispone a leggere di nuovo) "Cara madre, ho deciso: mi voglio cambiare. Preparami un bel regalo. Questo te lo dissi l'anno scorso e questo te lo dico anche adesso".
Luca ~ E questo lo diciamo ogni anno.
Tommasino ~ (leggendo) "Cara madre, che il Signore ti deve fare vivere cento anni, assieme a papà, a Ninuccio, a Nicolino e a me.. Cara madre.."
Pasquale ~ Io non c'entro, è vero?
Luca ~ (a Tommasino) Vai avanti.
Pasquale ~ Nu mumento, debbo chiarire una cosa.
Luca ~ Io lo so quello che vuoi chiarire, ma è meglio che andiamo avanti.
Pasquale ~ Nu mumento. (a Tommasino) Perchè non m' hai messo pure a me nella nota della salute?
Luca ~ Va bbuò, Pasqualì, abbozza.
Pasquale ~ Ma c'aggia abbozzà.. Io sono suo zio, m'ha da mettere pure a me.
Tommasino ~ Non posso.
Pasquale ~ Perchè non puoi?
Tommasino ~ Perchè non posso. Non c'è lo spazio.
Pasquale ~ Tu tieni in mano nu foglio 'e carta che è una SILOCA, non c'è lo spazio? M' he 'a mettere pure a me. (via via si riscalda fino ad uscire fuori dalla grazia di Dio) Guagliò, mietteme pure a me, si no stasera ce ntussecammo Natale. Tu 'a capa mia nun 'a cunusce.. Sanghe d' 'a marina, me ricordo 'e specie antiche! (prende una forchetta e minaccia di conficcarla al centro della testa del nipote) Mietteme dint' 'a nota, si no t'appizzo 'a furchetta ncapa. (poi getta violentemente la posata sul tavolo e si allontana sbraitando) Faccio fà 'e nummere dint' 'o vico. 'A capa poco m'aiuta.
Luca ~ (esterrefatto) Pascalì, ma tu faje overamente!
Pasquale ~ Faccio overamente!
Luca ~ (imitando caricaturalmente il fratello) Piglia 'a furchetta, minaccia 'o guaglione.. Aveva ragione nostro padre ca te chiammava "'o fiammifero!"
Pasquale ~ E me fido d'essere "fiammifero"!
Luca ~ Ma famme sentì: se quello ti mette pure a te nella nota, tu veramente campi cient'anne?
Pasquale ~ No.
Luca ~ E allora?
Pasquale ~ E' per principio!
Luca ~ Va bene, ho capito (poi si rivolge al figlio con un tono autorevole che non ammette repliche) Miette cient'anne pure a isso.
Tommasino ~ Ma come faccio?
Luca ~ T'aggio ditto miette cient'anne pure a zì' Pasqualino. Che poi il Padreterno sa quello che deve fare.
Pasquale ~ (esasperato) Farisei, siete, farisei!  (a Tommasino, con superiorità) Nun me mettere, nun m'importa.
Tommasino ~ (avendo accomodato la "nota", si dispone a leggere di nuovo) "Cara madre, che il Cielo ti deve far vivere cento anni assieme a mio padre, a mia sorella, a Nicolino, a me e cento anni pure a zì Pascalino, però con qualche malattia.."
Pasquale ~ Sei carogna! Carogna sei..
Tommasino ~  (chiudendo la lettera con fierezza) Questa è la proposta.
Luca ~ (divertito per l' uscita del figlio) Chillo Pascalino s' 'a piglia veramente.. (poi a Nicolino) Facciamo bubà, ma sono questioni senza rancore. Ci vogliamo bene e io, ogni anno, a costo di qualunque sacrificio, devo fare il regalo a mia moglie. Due anni fa le regalai un taglio di stoffa per un cappotto. L'anno scorso le spegnoraje l'orecchine.. Nce 'e facette truvà a tavola.. fuje accussì cuntenta.. Quest' anno ho pegnorato l'orecchine e l' ho comprato un'altra cosa. Aspetta, t'a voglio fà vedè. (esce per la destra)
Pasquale ~ Voglio andare a prendere pure il regalo mio. (ed esce per il fondo a sinistra)
Luca ~ (dalla destra, recando un ombrello da donna incartato. Si avvicina a Vittorio) Ecco qua. (mostra l'ombrello) Lei aveva perduto l'ombrello e io ce ne ho comprato un altro più bello. L'ho preso da un negoziante amico mio, che mi ha fatto anche risparmiare. Il fusto è fortissimo, e la copertura è di stoffa speciale che è buona per l'acqua, per il sole, e per il vento. (si avvicina a Nicolino) Niculì, questo poi (indica il manico) è materia tua, tu te ne intendi: è corno vero.
Pasquale ~ (tornando si avvicina ai due e mostra loro una borsetta di finta pelle) E questo è il regalo mio.
Luca ~ Io ho pensato pure come ce li dobbiamo regalare.. Niculì, vedi se viene mia moglie, mi voglio mettere daccordo per una sorpresa. (si apparta con Pasquale e Tommasino) Mo che ci mettiamo a tavola.. l'idea mi è venuta quando sono andato a comprare i Re Magi.. Quando Concetta si mette a tavola, ci presentiamo come i Re Magi che portavano i regali al bambino: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.. Ho pensato pure come debbo dire. Io dico:"Tu scendi dalle stelle, Concetta bella, e io t' aggio purtato chest' ombrella!"
Pasquale ~ E io dico: "Tu scendi dalle stelle o mia Concetta, e io t'aggio purtato sta bursetta"!
Tommasino ~ (deluso) E io che dico?
Luca ~ Niente.. Tu viene appriesso e faje: "Ta-ra-ra-ra-ra, ta-ra-ra-ra-ra!"
Tommasino ~ Io voglio purtà 'a bursetta..
Luca ~ Che centra, chillo è 'o regalo 'e Pascalino. Tu puorte 'a lettera dint' 'o piatto.
Dall'interno giunge un tramestio di passi concitati, un tonfo sordo e un rumore di stoviglie fracassate, nonchè il rotolio di qualche pentola e un grido acuto di Concetta.
Concetta ~ (dall'interno, come chiedendo soccorso) Lucariè, Lucariè!
Luca ~ (allarmato) Ch' è stato?
Ninuccia ~ (entrando) Se n'è scappato nu capitone pe' tramente 'o tagliavemo!
Luca ~ Nun sapevo che era..
Ninuccia ~ Ma chella mammà p'afferrà 'o capitone ha tuzzato cu' 'a capa vicino 'o fuculare.
Luca ~ (allarmato)  E s'è fatta male? (esce di corsa per la sinistra)
Pasquale ~ Voi vedete.. (esce appresso a Luca)
Tommasino ~ Mammà ve site fatta male? (e corre in soccorso dalla madre)
Dall'interno giungono le voci dei quattro. Concetta si lamenta, Luca si rammarica, Tommasino e Pasqualino si danno da fare per soccorrere la donna. Dopo un poco appare Concetta sorretta da Luca. Pasqualino e Tommasino vorrebbero rendersi conto dell'entità del danno subìto da Concetta.
Luca ~ (entra sorreggendo Concetta, la fa sedere su una sedia al centro della stanza) Assettate ccà, Cuncè, tu cierti cose nun 'e può ffa' cchiù. 'O vuò capì ca tiene n'età? Te si' fatta male assaje? (Concetta è un pò intontita, risponde vagamente un pò a tutti e si massaggia il bozzo in mezzo alla fronte. Luca, indicando il bozzo) Guardate ccà, se era la tempia, te ne andavi all'altro mondo.
Ninuccia ha piegato un tovagliolo trasversalmente, a guisa di fascia, e lo annoda intorno alla testa di sua madre.
Luca ~ 'O capitone addò se ne scappato?
Concetta ~ (con voce lamentosa) Miez' 'e gravune, sott' 'o fuculare.
Luca ~ Vedimmo si 'o putimmo acchiappà. (esce per la sinistra, seguito da Pasquale e Tommasino)
Dopo un poco dall'interno giunge il fracasso della battaglia ingaggiata dai tre contro l'indocile anguilla. Rumore di pentole rotolanti, stoviglie che si frantumano a terra. Poi lo schianto e il fragore di un mobile caduto. Le donne sono costernate.
Tommasino ~ (entra di corsa ad annunciare) E' caduta 'a credenza! (e scappa di nuovo in cucina)
Altri rumori si susseguono. Finalmente tornano i tre, malconci e trafelati. Luca zoppica, Pasquale si massaggia la schiena. Il solo incolume è Tommasino, il quale è riuscito nella mischia ad arraffare qualche poco di cibo e se lo sta mangiando furtivamente.
Luca ~ Che vuò piglià capitone.. S'è menato 'a coppa 'a fenesta, è gghiuto a fernì dint' 'a loggia abbascio.
Concetta ~ Va buono, mettimmece a tavola. Io vaco dint' 'a cucina. (esce per la sinistra)
Nicolino ~ Mi vorrei lavare le mani. (va con Concetta)
Luca ~ Andiamoci a lavare le mani. Pascalì, 'a tiene n' 'a preta 'e sapone?
Pasquale ~ Viene dint' 'a cammera mia. (ed esce per il fondo a sinistra)
Luca ~ (a Tommasino) Viene pure tu. Prima di metterti a tavola ti devi lavare le mani. (Tommasino esce per il fondo a sinistra) Don Vittò, mò ci vediamo. Ninù, fai compagnia a don Vittorio. (ed esce anche lui per il fondo a sinistra)
Vittorio ~ (dopo una breve pausa durante la quale si è accorto della freddezza di Ninuccia)  Io non volevo rimanere, è stato tuo padre che ha insistito. E me ne posso pure andare.
Ninuccia ~ Adesso sarebbe peggio.. Ma io ho capito perchè tu agisci così: hai deciso di fare succedere quello che non deve succedere.
Vittorio ~ (con amarezza) Hai ragione. (trae dalla tasca una lettera e la mostra) E' mia madre. Vuole sapere perchè non vado a passare il Natale con lei..
Ninuccia ~ (con molta indifferenza) E perchè non sei partito?
Vittorio ~ Embè, quanno parli accussì me faciarrisse fà cos' 'e pazze.. (acon trasporto) Insomma, io per te nun songo niente cchiù?
Ninuccia ~ (crollando) Vittò io nun saccio io stessa c' aggia dicere..
Vittorio la trae a sè, la stringe e la bacia con infinito desiderio.
Nicolino ~ (è entrato qualche momento prima; ora si avvicina ai due, li stacca dall'abbraccio e assesta uno schiaffo a Vittorio, gridandogli con voce strozzata) Tu si' n' ommo 'e niente!
Vittorio ~ Carogna!
Nicolino ~ (ha brandito un coltello e si è messo sulla difesa, addossandosi alla credenza) Scinne abbascio. Mo he 'a scennere, mo!
Vittorio ~ (accettando l'invito, minaccia a sua volta) E quanno?
Ninuccia ~ (schierandosi contro il marito in difesa di Vittorio) No Vittò, nun scennere! (e gli si para davanti come per difenderlo)
Vittorio ~ Nun te vò bene mugliereta! Nun te vò bene!
Concetta ~ (appare ignara. Reca una fumante insalatiera di broccoli natalizi) Jemme a tavola, ngrazia 'e Dio. (nel vedere i tre si rende subito conto dell'accaduto e rimane inchiodata a terra)
Nicolino ~ (mostrando a Concetta il quadro poco edificante dei due amanti, dice a denti stretti) Chest' è 'a figlia vosta, 'a vedite? Difende l'innamorato suo. E voi sapevate tutto! Ruffiana..
Concetta ~ A me..!
Vittorio ~ (sempre minaccioso a Nicolino) Jamme!(ed esce per il fondo)
Nicolino ~ (minaccioso alla moglie) Cu' tte parlammo doppo. (ed esce dietro a Vittorio)
Ninuccia ~ (stravolta. Alla mamma) Mammà chille s'accideno! (ma Concetta è inebedita. E' caduta a sedere su una sedia accanto alla tavola e riesce solo a far capire alla figlia che le gambe le si sono come paralizzate) Mammà, mammà! (poi decide) Eh! Mo se move, mammà (esce correndo per il fondo)
Dopo una piccola pausa, dal fondo entrano Luca, Tommasino e Pasquale: con indumenti di fortuna, variopinti tappeti e corone di carta costruite alla buona, si sono camuffati da Re Magi. Luca reca l'ombrello, Pasquale la borsetta e Tommasino il piatto con la lettera. Ognuno agita nell'aria una stellina accesa per l'occasione, e tutti e tre intonano la stessa canzone di Natale:

I TRE ~ Tu scendi dalle stelle, Concetta bella, e io t'aggio purtata quest'ombrella..
Pasquale dà alla canzone la sua versione per la borsetta e tommasino li accompagna. Dopo un mezzo giro intorno alla tavola, si fermano, si inginocchiano davanti a Concetta, che li guarda allucinata, e depositano i doni ai suoi piedi.

Atto Terzo

Ancora la camera da letto di Luca Cupiello. Tre giorni dopo quella disastrosa vigilia di Natale. Luca è a letto, quasi privo di sensi. La realtà dei fatti ha piegato come un giunco il provato fisico dell'uomo che per anni ha vissuto nell'ingenuo candore della sua ignoranza. Con la schiena sostenuta da quattro o cinque guanciali, col mento puntellato al centro del petto, Luca Cupiello si è da poco appisolato, dopo una notte passata completamente in bianco. Concetta siede a destra sulla poltrona, circondata da donna Carmela, Olga e la signora Armida Romaniello, tutte amiche del palazzo, che evidentemente l'hnno confortata per tutta la notte.

A sinistra, seduti sul letto di Tommasino; si troveranno Rita, Maria e Alberto, anch'essi coinquilini volenterosi e solidali. Mentre le donne raggruppate a destra parlano sommessamente dell'accaduto con interesse e comprensione, il gruppo di giovani, a sinistra, bisbiglia qualche cosa di superficiale e generico che evidentemente interessa loro personalmente. Dopo una breve pausa, la porta di fondo si apre e appare Raffaele il portiere, Reca una guantiera con sei tazza spaiate, cucchiaini e piattini. Avanza con passo accorto, perchè stringe nell'altra mano una caffettiera colma di caffè, il cui manico è stato ricoperto da un piccolo straccio che funziona da isolatore. Raffaele si avvicina al gruppo di destra per iniziare la distribuzione della bevanda.
Raffaele ~ Questo l'ho fatto fresco.
Carmela ~ Stiamo andando avanti a caffè.
Raffaele ~ (ad Olga) M'ha chiamato vostro marito da sopra la finestra d' 'a cucina.
Olga ~ Che vuole?
Raffaele ~ Non ho capito bene, perchè proprio in quel momento stavo girando la caffettiera. Ha detto che adesso scende. (porgendo una tazzina a Concetta) 'Onna Cuncè, un sorso.
Concetta ~ (affranta, distrutta) Non posso, non posso.
Carmela ~ Ma un sorso di caffè ve lo dovete prendere, se no come vi sosterrete?
Concetta assaggia appena e allontana subito da sè la tazza.
Armida ~ (rivolgendosi sommessamente al gruppo a sinistra) Piccerè, pigliateve nu poco 'e cafè.
Raffaele muove verso il gruppo, lo raggiunge, e serve il caffè.
Alberto ~ Io si nun me piglio nu poco 'e cafè, m'addormo all'erta.
Nella guantiera vi sono due tazze; una la prende Rita, Maria vorrebbe prendere la seconda.
Raffaele ~ Aspettate, Chesta 'a dammo a don Pasqualino. (si avvicina a Pasquale che si è isolato al balcone chiuso e guarda fuori attraverso i vetri) Don Pasqualì 'o ccafè.
Pasquale prende la tazza dalle mani di Raffaele e, sempre guardando fuori, sorseggia il liquido.
Alberto ~ (a Raffaele) Porta altre due tazze.
Raffaele ~ Addò 'e ppiglio? Dint' 'a cucina quattro ce ne stèveno.. due ne ho portato io perchè due ne tengo..
Rita ~ (mostrando la sua tazza) Bevi quà, io ho finito.
Raffaele riempie di nuovo la tazza offerta da Rita
Maria ~ Aspetta, bevo prima io. (infatti, beve)
Luigi ~ (è il marito di Olga Pastorelli, un uomo anziano, dabbene. Entra svelto perchè ha fretta, deve raggiungere l'ufficio, uno studio di rappresentanze) Bongiorno. (si avvicina al gruppo delle donne) Donna Concetta bongiorno.
Concetta accenna un saluto col capo.
Olga ~ (alludendo all'ambasciata che le ha fatto il portiere) Che volevi?
Luigi ~ Volevo sapere se resti quà, se sali.. io me ne debbo scappare. (porgendo una chiave alla moglie) Questa è la chave di casa. Nun m'aggio pigliato manco 'o ccafè.
Raffaele ~ (mostrando la caffettiera a Luigi, lasciando in asso Alberto che in quel momento gli porgeva la tazza che era servita a Maria, per farla riempire di nuovo) Quà, quà.. (si avvicina al gruppo di destra, prende la tazza dalle mani di Olga e la riempie) Quà ci ha bevuto vostra moglie.
Luigi beve
Alberto ~ (reclamando la parte di caffè che toccherebbe a lui) Rafè..?
Raffaele ~ E' finito. (capovolge la caffettiera perchè Alberto si convinca di ciò che ha affermato) Mo ne vaco 'a fà na macchinetta piccola per voi.
Alberto si rassegna. Ripiglia a conversare con le ragazze; Raffaele esce per il fondo.
Luigi ~ Donna Cuncetta, don Luca come passa?
Concetta ~ Ieri sera venne il dottore, 'o guardaje  e facette na brutta faccia.
Luigi ~ Ma la notte come l'ha passata?
Concetta ~ E chi ha dormito? Chiamava Niculino, voleva a Niculino.. ha fatto un'arte!
Carmela ~ Io tengo nu buono presentimento. Ieri sera don Luca stava peggio, stava veramente male.. Ma mo sta riposando bene.
Concetta ~ No, no, Lucariello nun m' 'a conta justa. 'O braccio sinistro nun 'o move cchiù, 'a lingua s'è tirata, e parla accussì.. ca nun se capisce niente..
Luigi ~ Ma riconosce?
Concetta ~ Qualche volta si e qualche volta no. Ieri sera me sò avvicinata, l'aggio ditto: "Lucariè, so' io, sono Concetta tua". Indovinate pe' chi me pigliaje? M' 'a guardato nu poco e pò dicette: "Tu sei don Basilio!" E' rimasto impressionato perchè una ventina di giorni fa, jetteme 'a vedè 'o Barbiere 'e Siviglia 'o San Carlo. (il gruppetto di sinistra rida per ciò che ha detto Concetta) Ce regalajne cierti bigliette..
Alberto ~ (piano alle ragazza) E chella overo me pare don Basilio..
Le ragazze ridono più forte; il gruppo di destra rileva e sottolinea con la mimica quella inopportuna risata.
Armida ~ Piccerè, ch'è stato?
Maria ~ (rimediando alla meglio) No, Alberto è rimasto senza caffè.
Ninuccia ~ (entra da sinistra con una scodella di brodo fumante nella mani. Reca sul volto i segni inconfondibili di un dolore recente e profondo) Mammà, ce 'o vulimmo dà nu poco 'e brodo 'e pollo? E' caldo caldo.
Concetta ~ Io diciarria lassammo sta: quello mo s'è assopito nu poco.. Vuje che dicite, donna Carmè?
Carmela ~ E' meglio che lo fate riposare.
Olga ~ Quando si sveglia, glielo riscaldate un'altra volta.
Ninuccia mette via la scodella, coprendola con un piatto.
Concetta ~ 'O duttore quanno ha da venì?
Ninuccia ~ Già avessa avuto sta ccà.
Concetta ~ E Tommasino?
Ninuccia ~ E' gghiuto 'a fa n'ato telegramma a Niculino. Mo 'o vedite 'e venì.
Luigi ~ (guardando l'orologio) Io dovrei scappare, ma vorrei aspettare che si sveglia don Luca. Mo aspetto ca se sveglia, e poi me ne vaco.
Concetta ~ (a Ninuccia in tono di rimprovero) Mo si' cuntenta, mo.. a chisto posto ccà t' 'o dicette:"Giurame ca faje pace con tuo marito e furnescie tutte cose".. He visto ch'he fatto succedere?
Ninuccia abbassa lo sguardo avvilita.
Carmela ~ E nun ce 'o dicite cchiù.. Chella puteva maje immaginà che succedeva chello ch'è succieso..
Concetta ~ Ha tenuto 'a capa tosta. E siccome io a Lucariello non gli avevo fatto sapere mai niente, 'o fatto 'e tre sere fa è stato come na mazzata ncapa.. Se sentette male e mo sta dint' 'o lietto, cchiù 'a llà che 'a ccà. Non fa altro che chiamare Nicolino. Vuole vedere Nicolino, e intanto è 'o terzo telegramma c'avimmo fatto, e Nicolino non si vede..
Carmela ~ Ma perchè il marito l'ha lasciata?
Concetta ~ Immediatamente. Se n'è andato da certi parenti suoi a Roma e ha detto che non la vuole vedere più. (piagnucolando) Na casa distrutta..
Carmela ~ Avete ragione.
Luigi ~ Io me n'avessa scappà.
Olga ~ E che aspetti? Se te ne devi andare, vattene. Sei sempre l'etyerno indeciso.
Luigi ~ No, me pare che t'aveva dicere n'ata cosa.. (poi a un tratto si ricorda) Ah, sì: io che faccio, torno a casa pe' mangià?
Olga ~ Se vuoi tornare, torna. Faccio nu poco di pasta al burro.
Luigi ~ Io resterei donna Cuncè.. ma devo mostrare il campionario a un cliente, uno di Milano.
Tommasino ~ (dal fondo a destra. Entra svelto e fila dritto verso sua madre) Aggio fatto 'o telegramma.. (consegna a Concetta la ricevuta del telegrafo e degli spiccioli) Ccà sta 'o riesto. Comme sta papà?
Concetta ~ Sta riposando nu poco, non ti fare sentire. (esaltando l'attaccamento che suo figlio ha dimostrato verso il padre nella tragica circostanza) E sta criatura.. Sul'isso m'aggio truvato! Guardate che faccia tiene. Sò tre notti che sta svegliato vicino al letto del padre. Nun 'ave cchiù che fà.. 'E scale d' 'o palazzo 'e fa venti, trenta volte al giorno.. add' 'o farmacista, add' 'o duttore.. Figlio mio! E dicevano ch'era disamorato!
Infatti Tommasino si è seduto ai piedi del letto, accanto al padre.
Luigi ~ Basta, mo me ne scappo.
Luca ~ (si sveglia di soprassalto e chiede balbettando) Niculino è venuto?
Tutti si fanno attenti e muovono verso il letto come per circondarlo.
Concetta ~ S'è scetato. C'ha ditto?
Carmela ~ Vo' sapè si è venuto don Nicolino.
Concetta ~ E sempre cu' Niculino abarèa.. (poi rivolgendosi a Luca dolcemente) Mo vene Niculino, più tardi arriva.
Ninuccia ~ Papà, pigliateve nu poco 'a brodo.
Concetta ~ E riscaldalo, che s'è fatto freddo.
Ninuccia prende la scodella ed esce per la sinistra.
Tommasino ~ (premuroso) Papà 'a bevanda..
Concetta ~ Più tardi, il dottore ha detto ogni ora.
Tommasino ~ E mo è passata.
Pasquale ~ (cin sufficienza) Nossignora, ce vo' tiempo.
Tommasino ~ (sempre ostile nei confronti di suo zio) Tu statte zitto.
Pasquale ~ Io sono il fratello e posso parlare.
Tommasino ~ (minaccioso) Mo vedimmo.
Pasquale ~ (di rimando con lo stesso tono minaccioso) Mo vedimmo.
Carmela ~ Ma ve pare chisto 'o mumento 'e v'appiccecà?
Raffaele ~ (dal fondo, recando una guantiera con due tazze e una piccola caffettiera) Donna Cuncè, 'o duttore.
Dottore ~ (entrando) Bongiorno a tutti, bongiorno. Come và?
Concetta ~ Dottò, aspettavamo a voi con ansia (intanto Raffaele ha riempito la tazza di caffè e la sta porgendo ad Alberto) Rafè 'o ccafè 'o dottore.
Raffaele sottrae la tazza dalle mani di Alberto, si avvicina al dottore ed esegue l'ordine di Concetta.
Dottore ~ Grazie, lo piglio volentieri perchè somo uscito in fretta. (e beve)
Raffaele muove verso Alberto, ma Tommasino lo ferma, porgendogli a sua volta una tazza.
Concetta ~ Bìve, Tummasì, bìve ca te fa bene.
Alberto ~ (alle due ragazze) Io mo scengo e m' 'o vado 'a piglià 'o bar.
Dottore ~ (porgendo la tazza vuota a Concetta) Ha riposato stanotte?
Concetta ~ Ci ha tenuti svegli a tutti quanti.. (prende un foglietto dal comodino e lo porge al dottore) Questa è la febbre.
Dottore ~ (dando una scorsa al foglietto, chiede all'infermo) Don Luca, come andiamo? Voi state una bellezza..
Luca ~ (articolando con difficoltà le parole, ribatte ironico) Così spero di sentire di voi. (poi fissa lo sguardo su Luigi ed esclama felice) Niculì..
Concetta ~ Non è Nicolino, è Pastorelli, don Luigi Pastorelli.. Ci sta pure donna Carmela, la signora Armida con la figlia.. La signora Olga, don Alberto, 'a signorina Maria e 'a signorina Rita.. Ti sono venuti a trovare tutti quanti!
Tutti si avvicinano al letto
Alberto ~ Don Luca, dovete fare presto a stare bene!
Luigi ~ Ci dobbiamo fare una scampagnata.
Maria ~ Vengo pur'io, Vengo pur'io!
Rita ~ Ci andiamo tutti quanti.
Carmela ~ Dobbiamo fare una festa.
Olga ~ Una festa grande quando starà bene don Luca.
Armida ~ Si, si!
Le effusioni sono andate crescendo di tono fino a diventare assordanti e il dottore si ribella.
Dottore ~ (battendo le mani) Eh! eh! Basta! (a Concetta) C'è troppa gente qua dentro, ve lo dissi pure ieri.
Carmela ~ No, ma queste signore sono venute da poco: io sola ho fatto compagnia a donna Concetta, stanotte.
Armida ~ E usciamo, usciamo.
Dottore ~ Si, è meglio sfollare.
Tutti gli inquilini si avviano verso l'uscita.
Alberto ~ Io me vaco a piglià na tazza 'e cafè abbascio.
Rita ~ Aspette, damme na sigaretta.
Maria ~ E pure a me.
Alberto distribuisce le sigarette ed esce seguito dalle ragazze.
Luigi ~ (avviandosi all'uscita con sua moglie) Mo aspetto quello che dice il dottore e poi me ne scappo.
Escono insieme.
Ninuccia ~ (dalla sinistra, recando di nuovo la scodella con il brodo) Mammà
Concetta ~ (chiede consiglio al dottore) Dottò, nu poco di brodo do pollo..?
Dottore ~ Aspettate, voglio visitarlo prima. (osserva le pupille di Luca, poi solleva le coperte e le lenzuola per altre osservazioni del caso, ma si ferma interdetto perchè le sue mani hanno toccato qualche cosa di insolito. Cerca di capire al tatto, poi si decide e tira fuori un paio di scarpe e le mostra come per chiedere spiegazione)
Concetta ~ (mortificata) Uh! Scusate, dottò.
Pasquale ~ Le ha nascoste perchè se no il figlio se le vende.
Dottore ~ Addirittura!
Tommasino ~ Già, io pò me vennevo 'e scarpe 'e papà..
Pasquale ~ Perchè, te mettive paura?
Questa volta la lite fra i due si risolve mimicamente.
Dottore ~ (dopo aver ascoltato il quore di Luca, poco convinto, dice un po' a tutti) Bene, bene, andiamo meglio.
Concetta ~ Làssa fà 'a Madonna! (rianimata, si rivolge a Luca) Lucariè, e che d'è? Mo nun dice niente? L'altra volta, quando sei stato malato, parlave sempe tu. (mostrando donna Carmela) Ce sta donna Carmela, racconta a donna Carmela 'o fatto dei fagioli.
Carmela ~ (volutamente pettegola) Uh, veramente.. qual'è 'o fatto dei fagioli? Voglio sapè..
Luca ~ Il fatto dei fagioli è importane.. (divertito dal ricordo, vorrebbe raccontare, ma il suo pensiero è discontinuo e converge sopratutto verso in'idea fissa che è quella che più l'ha colpito. Infatti di punto in bianco chiede con interesse) Niculino è venuto?
Concetta ~ No ancora.
Carmela ~ Cuntatece 'o fatto d' 'e fagioli.
Luca ~ (sorride, ma non riesce che ad imprimere una smorfia tragica sulla sua bocca tirata verso sinistra) Io mi svegliai con un poco di febbre. Concetta subito dicette: "Si deve chiamare il dottore". "Lassa sta', Cuncè,  dicett'io, questa è cosa da niente. Io domani non tengo niente più". "Niente affatto, dicette Cuncetta, il medico si deve chiamare in tempo, se no può essere che succede qualche complicazione e poi è peggio". "E va bene", dicette io, quella Concetta, quando si mette na cosa ncapa.. Venette 'o dottore, fece la visita e disse.. Comme dicette, Cuncè?
Concetta ~ E' una cosa viscerale.
Luca ~ E' una cosa viscerale. Deve stare a digiuno. Se mangia non passa 'a febbre.. Ma Niculino quando viene?
Concetta ~ Mo viene, Lucariè, mo viene.
Luca ~ Ma 'o telegramma l'avete fatto?
Concetta ~ Si, si. Racconta 'o fatto dei fagioli. Quel giorno, io che feci?
Luca ~ Quel giorno Concetta aveva fatto i fagioli c' 'a pasta. Un profumino di fagioli c' 'a pasta per tutta 'a casa.. Io dicette: "Cuncè, ma come, proprio oggi che non mi sento bene hai fatto i fagioli c' 'a pasta che sai che mi piacciono tanto?" "Tu quà fagioli c' 'a pasta ho fatto a te..! Io ho fatto 'o brodo". Perchè Cuncetta 'o ssape che 'o brodo a me nun me sòna.. "Ah e allora questo profumo di fagioli c' 'a pasta da dove viene?" "L'ha fatta 'a signora 'e rimpetto". "E dincello 'a signora 'e rimpetto che me ne mandasse nu piattello". "Gnernò, dicette Cuncetta, devi stare digiuno se no non ti passa la febbre, e che figura ci facciamo col dottore?" "Va bene dicette io. Quando è stanotte parlammo". Io sono tremendo.. E' overo, Concè?
Concetta ~ Come! Lucariello è tremendo!
Luca ~ Concetta aveva pigliato sonno. Io m'alzai e andai dentro la cucina perchè io lo so che quando si fanno i fagioli in casa mia si fanno che possono bastare per tre giorni, perchè ci piace di mangiarli freddi al giorno appresso, e pure riscaldati la sera..'a matina pe' merenda.. M'assettaje vicino 'o tavulino.. 'o cucchiaio già stava dint' 'a zuppiera.. e drunghete e dranghete (fa il gesto di portare alla bocca cucchiaiate di fagioli) e drunghete e dranghete, e drunghete e dranghete, me mangiaje tutte 'e fagioli! Facette 'a zuppiera pulita pulita. Po' me ne tornaje ccà e me mpiazzaje dentro 'o portafoglio (allude al letto) e dicette: "Quanno è dimane se ne parla". Io sono tremendo, è vero Cuncè? Il giorno appresso mi svegliai senza nemmeno un poco di febbre. Comme me scetaje, Cuncè?
Concetta ~ Frisco frisco
Luca ~ Frisco frisco. Venette 'o scienziato.. e dicette: "Avete visto? Se mangiava nun le passava 'a febbre". Che ciuccio!
Dottore ~ Io me ne vado perchè ho delle visite importanti.
Il dottore si alza mentre Concetta si adopera per aggiustare il letto del marito aiutata da Carmela.
Concetta ~ Scusate, dottò..
Dottore ~ Ma niente, vi pare!
Ninuccia ~ (traendo in disparte il dottore) Dottò, come stà
Dottore ~ Non bisogna disperare. Certo la batosta l'ha avuta piuttosto pesante, ma ho visto dei casi peggiori che si sono risolti abbastanza bene.
Ninuccia ~ Speriamo.. (e raggiunge la madre per informarla di quanto ha detto il dottore).
Pasquale ~  (che ha ascoltato il dottore insieme a Ninuccia) E domani non venite?
Dottore ~ E che vengo a fà? Don Pasqualì, fatevi coraggio e date coraggio 'e ffemmene.
Pasquale ~ Vuje che dicite?
Dottore ~ Solo un miracolo.. ma non ce la può fare. Ad ogni modo, se ci sono novità mi mandate a chiamare. (rivolto a tutti) Buona giornata.
Tutti rispondono al saluto e accompagnano il dottore alla porta in fondo.
Concetta ~ Ninù, levammo stì tazze 'a miezo. (Ninuccia esegue) Mo vide ca trase n'ata vota tutta chella gente.
Carmela ~ Vi do una mano.
Concetta ~ In tre giorni se n'è andato più di un chilo e mezzo di caffè.
Tommasino ~ E chille perciò sò venuti.
Pasquale ~ Si, ma io mo ce 'o dico.
Carmela ~ E' naturale, ci tolgono l'aria a quel poveretto.
Pasquale ~ Mo ce 'o vaco a dicere. (e si avvia verso l'uscita, ma si ferma perchè s'imbatte in Vittorio che sopraggiunge in quel momento).
Concetta ~ (alla vista di Vittorio rimane allibita. Dopo una breve pausa l'affronta) E voi che fate qua?
Vittorio ~ (sinceramente addolorato) Donna Concetta, non me ne cacciate. Voi non sapete da tre giorni quello che sto soffrendo. Lo so, tutta la colpa è mia.. Ma credetemi, me vularria truvà sotto terra. Da tre notti passeggio sotto il palazzo.. Mo è sceso il dottore.. Volevo baciare la mano a don Luca. Donna Concetta, non mi negate questa grazia!
Luca ~ (nel delirio della febbre ha ravvisato nelle sembiane di Vittorio quelle di suo genero Nicolino. Con un lampo di gioia negli occhi esclama) Guè, Niculì! (si sporge dal letto e riesce ad afferrare il braccio di Vittorio) E' arrivato Niculino.. Che piacere che mi hai fatto! Qua tutti dicevano che tu non venivi.. (nessuno osa intervenire. Lo stesso Vittorio rimane immobile, con gli occhi a terra. Ora Luca trae a sè Vittorio per parlargli con tenera intimità) Chillo Niculino me vò bene a me, è overo? (Ninuccia riversa sul letto come trasognata. Tommasino è il solo a comprendere tutta la tragedia: sul suo volto passa il dolore e di tanto in tanto la collera) Addò sta Ninuccia?
Ninuccia ~ (in lacrime) Sto qua, papà..
Luca ~ Dàmme 'a mano.. (riesce a prendere la mano di Ninuccia e la unisce a quella di Vittorio. Il suo volto si rischiara, riesce a parlare con più forza e chiarezza) Fate pace in presenza mia, e giurate che non vi lascerete mai più. (e visto che i due non parlano, insiste) Giurate, giurate!
Dall'interno giunge un parlottare sommesso e concitato, poi si sente la voce di Nicolino.
INQUILINI ~ (voci interne) Bongiorno, don Niculì..
Nicolino ~ Addò sta?
Concetta è la prima ad accorrere terrorizzata verso l'uscita: gli altri la seguono con lo stesso stato d'animo.
Raffaele ~ (si affaccia alla porta e annuncia grave) Don Nicolino.
Infatti appare Nicolino il quale muove diritto verso il letto . Nel vedere sua moglie e Vittorio e Luca in quella scena patetica, ha come una furia di sangue al cervello. Vorrebbe scagliarsi furente, ma viene trattenuto e sospinto a viva forza dai familiari. Intanto il gruppo degli inquilini si è riversato alle spalle di Nicolino e con parole sommesse esortano l'uomo ad avere comprensione per quel caso singolare e tragico. Tutti insieme riescono ad allontanare Nicolino, il quale a volte si lascia trasportare via, a volte si ribella.
Luca ~ (felice che sia riuscito a far fare pace a Ninuccia col marito, ride, soddisfatto) Hanno fatto pace, l'aggio fatto fà pace.. Hai visto, Concè? (a Ninuccia e Vittorio) Voi siete nati l'uno per l'altro. vi dovete volere bene. Non fate prendere collera a Concetta che ha sofferto assai.. (Ninuccia e Vittorio allentano la stretta di mano. Ora Luca delirante farfuglia qualcosa di incomprensibile. Agitando lentamente il braccio destro come per afferrare qualcosa in aria. E' soddisfatto. Vaga con lo sguardo intorno e chiede) Tommasì, Tommasì..
Tommasino ~ (sprofondato nel suo dolore si avvicina al padre, mormorando appena) Sto qua.
Luca ~ (mostra al figlio il braccio inerte; lo solleva con l'altra mano e lo fa cadere pesantemente come per dimostrare l'invalidità dell'arto. Poi chiede supplichevole) Tummasì, te piace 'o Presebbio?
Tommasino ~ (superando il nodo di pianto che gli stringe la gola, riesce solamente a dire) Si.
Ottenuto il sospiorato "si", Luca disperde lo sguardo lontano, come per inseguire una visione incantevole: un Presepe grande come il mondo, sul quale scorge un brulichio festoso di uomini veri, ma piccoli piccoli, che si danno un da fare incredibile per giungere in fretta alla capanna, dove un vero asinello e una vera mucca, piccoli, piccoli anch'essi come gli uomini, stanno riscaldando con i loro fiati un Gesù Bambino grande grande che palpita e piange, come piangerebbe un qualunque neonato piccolo piccolo.
Luca ~ (perduto dietro quella visione, annuncia a se stesso il privilegio) Ma che bellu Presebbio! Quanto è bello!

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2.3: Natale in casa Cupiello
Natale in casa Cupiello
Luca Cupiello sta preparando il Presepe e spiega al figlio Tommasino che ogni pastore ha il suo posto: ci sono le montagne, la mangiatoia dove è nato Gesù bambino e la cascata d'acqua vera che scende dalla montagna. Ma Tommasino continua a ripetergli che non gli piace 'o Presebbio.
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2.3
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